
Il 31 agosto ha qualcosa di particolare. È soltanto un giorno come gli altri, con le sue ore, i suoi impegni e le persone che incontriamo, eppure sembra avere un significato diverso. Sappiamo che domani inizierà settembre e questa semplice consapevolezza riesce a farci guardare il tempo con maggiore attenzione. È come se il calendario ci invitasse a fermarci per un momento davanti a una porta che sta per chiudersi e a prepararci ad aprirne un’altra.
Forse è anche per questo che, alla fine di agosto, cominciamo a pensare a tutto ciò che dovremmo fare. Settembre viene spesso vissuto come un nuovo inizio, quasi fosse necessario ripartire con una lista di buoni propositi, nuove abitudini e qualche obiettivo da raggiungere. Ricominciamo a lavorare con maggiore regolarità, tornano gli appuntamenti, le città si riempiono di nuovo e le giornate assumono lentamente il ritmo che avevano prima dell’estate. E insieme a tutto questo arriva anche la sensazione che dovremmo essere diversi da come siamo stati fino a ieri.
Ma siamo davvero obbligati a ricominciare?
Mi sono posto questa domanda pensando a quanto spesso trasformiamo i passaggi del calendario in occasioni per giudicare noi stessi. A gennaio ci promettiamo di cambiare qualcosa. A settembre facciamo nuovi programmi. Quando arriva un compleanno pensiamo agli anni trascorsi. Quando finisce un anno facciamo bilanci. Ogni volta sembra che ci sia un momento preciso nel quale dovremmo fermarci, cancellare quello che è stato e cominciare nuovamente.
Eppure la vita non funziona così.
Non ci svegliamo il primo settembre diventando improvvisamente persone nuove. I nostri pensieri sono gli stessi del giorno precedente, le nostre preoccupazioni non scompaiono con il cambio di pagina del calendario e le cose che abbiamo lasciato in sospeso continuano ad aspettarci. Anche le esperienze vissute durante l’estate vengono con noi. Le persone che abbiamo incontrato, le cose che abbiamo capito, le delusioni, le piccole felicità e persino le giornate che avremmo preferito dimenticare continuano a far parte della nostra storia.
Non ricominciamo da zero.
Continuiamo da dove siamo arrivati.
Forse questa distinzione sembra piccola, ma cambia molto il modo in cui guardiamo al tempo. Ricominciare da zero significa pensare di dover costruire qualcosa che prima non esisteva. Continuare significa invece riconoscere quello che abbiamo già fatto e decidere, semplicemente, dove vogliamo andare adesso.
Non abbiamo bisogno di buttare via tutto per cambiare direzione.
A volte basta modificare una piccola abitudine. Altre volte è sufficiente smettere di fare qualcosa che non ci fa più stare bene. In certi momenti possiamo aver bisogno di prendere una decisione importante, ma non sempre il cambiamento deve essere accompagnato da una grande promessa. Può iniziare anche in modo molto discreto, quasi invisibile agli altri.
Una telefonata che continuiamo a rimandare e che finalmente decidiamo di fare. Un libro lasciato sul comodino che torniamo a leggere. Una persona alla quale scegliamo di dedicare più tempo. Una passeggiata che decidiamo di non saltare perché abbiamo sempre qualcosa di più urgente da fare. Sono gesti semplici, ma possono avere un valore maggiore di tanti propositi scritti su un foglio.
Forse abbiamo bisogno di meno programmi e di maggiore attenzione.
Siamo abituati a pensare che per migliorare la nostra vita dobbiamo aggiungere qualcosa. Una nuova attività, un nuovo obiettivo, una nuova abitudine, un nuovo progetto. Molto meno spesso ci chiediamo se, invece, dovremmo togliere qualcosa. Un impegno inutile, una relazione che ci consuma, un’abitudine che ci fa perdere tempo, la necessità di essere sempre disponibili per tutti.
Anche lasciare andare può essere un modo per andare avanti.
Il 31 agosto, in questo senso, potrebbe essere semplicemente una giornata nella quale osservare ciò che abbiamo vissuto senza trasformarlo immediatamente in un bilancio. Non tutto deve avere un risultato. Non ogni esperienza deve insegnarci qualcosa. Non ogni estate deve essere stata speciale e non ogni periodo della nostra vita deve essere ricordato come un momento di crescita.
Ci sono giorni che sono semplicemente giorni.
Ed è una cosa che dovremmo forse imparare ad accettare.
Abbiamo costruito una società nella quale sembra necessario dare un significato a tutto. Anche il tempo libero deve diventare produttivo, le vacanze devono essere indimenticabili, le fotografie devono raccontare esperienze straordinarie e ogni nuovo periodo deve portarci verso una versione migliore di noi stessi.
Ma qualche volta abbiamo soltanto bisogno di vivere.
Una sera tranquilla non deve necessariamente diventare un ricordo importante. Una passeggiata non deve servire a raggiungere un obiettivo. Un pomeriggio trascorso senza fare nulla non è necessariamente tempo sprecato. Ci sono momenti nei quali il loro unico valore consiste proprio nel fatto che li abbiamo vissuti senza chiedere loro di diventare qualcosa di diverso.
Forse l’estate ci ha ricordato anche questo.
Qualcuno avrà viaggiato, qualcuno sarà rimasto in città, qualcuno avrà lavorato per tutta la stagione. Qualcuno avrà vissuto giornate bellissime e qualcuno avrà attraversato un periodo difficile. Non esiste un’estate uguale per tutti. E non esiste nemmeno un modo corretto di viverla.
Lo stesso vale per settembre.
Per molti sarà il mese del ritorno al lavoro. Per altri porterà nuove responsabilità, nuovi incontri o qualche cambiamento importante. Per qualcuno sarà soltanto un altro mese, senza particolari differenze rispetto agli altri. Non abbiamo bisogno di trasformarlo per forza in un’occasione speciale.
Possiamo lasciarlo arrivare.
Forse è questo che mi piace pensare nell’ultimo giorno di agosto. Domani non dovrò diventare una persona diversa. Non dovrò avere già tutte le risposte. Non dovrò aver stabilito dove voglio essere tra sei mesi. Potrò semplicemente continuare a camminare, portando con me quello che ho imparato e lasciando indietro ciò che non mi serve più.
È una prospettiva molto più semplice, ma forse proprio per questo anche più realistica.
La vita non ci chiede continuamente di ricominciare. Siamo noi che spesso sentiamo il bisogno di farlo, soprattutto quando non siamo soddisfatti di qualcosa. Pensiamo che una nuova data possa cancellare le difficoltà precedenti. Che settembre possa darci la forza che non abbiamo trovato ad agosto. Che lunedì possa essere il giorno giusto per iniziare ciò che avremmo potuto cominciare ieri.
A volte funziona.
Altre volte scopriamo che il problema non era il giorno.
Eravamo semplicemente noi a non essere ancora pronti.
E anche questo va bene.
Non possiamo essere sempre pronti a cambiare, a decidere, a ricominciare. Ci sono periodi nei quali abbiamo bisogno di fermarci. Abbiamo bisogno di capire che cosa vogliamo davvero prima di prendere una direzione. Abbiamo bisogno di attraversare una certa fase senza cercare immediatamente di trasformarla in un insegnamento.
Il tempo, in fondo, non ha bisogno della nostra fretta.
Passa comunque.
Domani sarà settembre e, guardando fuori dalla finestra, il mondo non sarà improvvisamente diverso. La luce continuerà a entrare nelle case, le persone continueranno a camminare per strada, qualcuno prenderà un autobus per andare al lavoro e qualcun altro resterà a casa. Le città torneranno lentamente ai loro ritmi abituali, ma la vita continuerà semplicemente da dove l’avevamo lasciata.
È questa forse la cosa più rassicurante.
Non dobbiamo ricominciare tutto.
Possiamo riprendere una conversazione interrotta. Possiamo tornare a un progetto lasciato in sospeso. Possiamo cambiare idea su qualcosa. Possiamo riconoscere di aver sbagliato senza considerare per questo fallito tutto quello che abbiamo fatto prima. Possiamo anche scoprire che alcune cose non ci interessano più e decidere di lasciarle andare.
Continuare non significa rimanere uguali.
Significa permettere a quello che siamo stati di dialogare con quello che stiamo diventando.
Penso che sia proprio questo il rapporto più naturale con il tempo. Non cancellare il passato, ma nemmeno restarne prigionieri. Non vivere continuamente nel futuro, ma nemmeno smettere di avere progetti. Tenere insieme quello che siamo stati, quello che siamo oggi e quello che forse diventeremo.
Senza pretendere che tutto abbia una risposta.
In fondo, anche noi assomigliamo un po’ alle stagioni. Cambiamo lentamente. Ci sono periodi nei quali abbiamo più energia e altri nei quali abbiamo bisogno di raccoglierci. Ci sono momenti nei quali abbiamo voglia di stare in mezzo agli altri e altri nei quali preferiamo il silenzio. Non possiamo essere sempre nella stessa stagione interiore.
E non dobbiamo esserlo.
Forse dovremmo smettere di considerarci incompleti ogni volta che non stiamo andando nella direzione che avevamo previsto. Una vita non è un progetto da portare a termine nel minor tempo possibile. È qualcosa che si costruisce mentre la viviamo, spesso modificando i piani proprio perché incontriamo persone, situazioni e possibilità che non avevamo previsto.
Il 31 agosto può allora essere soltanto un giorno nel quale fare un respiro un po’ più lento.
Possiamo guardare l’estate che passa senza cercare di trattenerla. Possiamo pensare alle cose belle che ci ha lasciato e anche a quelle che non sono andate come speravamo. Possiamo ricordare una persona, una giornata, un luogo. Possiamo semplicemente essere grati per quello che c’è stato, senza pretendere che debba diventare qualcosa di più.
E domani, quando arriverà settembre, potremo continuare.
Con le nostre domande ancora aperte. Con qualche progetto da sistemare. Con qualche abitudine che vorremmo cambiare. Con le persone che abbiamo accanto e con quelle che abbiamo lasciato lungo il percorso. Con tutto ciò che ancora non sappiamo.
Non sarà necessario avere un nuovo inizio.
Sarà sufficiente avere un nuovo giorno.
E forse è proprio questo che il calendario, con la sua semplice successione di date, può ricordarci. Ogni mattina abbiamo la possibilità di fare un passo diverso, ma non dobbiamo cancellare quelli che abbiamo fatto prima. Possiamo portarli con noi, anche quelli sbagliati, perché fanno parte della strada che ci ha condotti fin qui.
Questa sera agosto finirà.
Domani inizierà settembre.
Noi, invece, continueremo a essere quelli di oggi, soltanto con un giorno in più alle spalle e un altro davanti.
E forse non c’è niente da ricominciare.
C’è soltanto qualcosa da continuare.









