
La fantasia viene spesso considerata una compagna dell’infanzia, una capacità che appartiene soprattutto ai bambini e che, crescendo, dovremmo lasciare lentamente in disparte per occuparci delle cose serie della vita. Impariamo a essere pratici, a distinguere ciò che è possibile da ciò che sembra irrealizzabile, a cercare soluzioni concrete e a non perdere tempo dietro alle idee che non producono risultati immediati. Eppure, proprio mentre diventiamo adulti, rischiamo di dimenticare una delle risorse più preziose che possediamo: la capacità di immaginare qualcosa che ancora non esiste.
Il 23 ottobre 1920 nasceva a Omegna Gianni Rodari, scrittore, giornalista e pedagogista che ha dedicato gran parte della propria opera alla fantasia, al linguaggio e alla libertà del pensiero. Attraverso filastrocche, racconti e storie capaci di sorprendere, Rodari ha mostrato che immaginare non significa soltanto inventare mondi lontani dalla realtà. Significa anche trovare collegamenti inattesi, mettere in discussione ciò che consideriamo scontato e scoprire che una domanda semplice può aprire strade che nessuno aveva ancora percorso.
La sua lezione continua a parlarci perché non riguarda soltanto i libri per bambini. Ci invita a recuperare uno sguardo curioso, disponibile a esplorare possibilità diverse e a non confondere l’esperienza con la convinzione che tutto debba rimanere com’è. La fantasia può aiutarci a comprendere meglio la realtà proprio perché ci permette, per un momento, di osservarla da fuori, liberandoci dalle abitudini che spesso limitano il nostro modo di pensare.
Forse abbiamo bisogno di questa capacità più di quanto immaginiamo. Le giornate scorrono tra impegni, responsabilità e problemi da risolvere, mentre le notizie ci raccontano un mondo attraversato da conflitti, difficoltà e incertezze. In questo scenario, immaginare qualcosa di diverso potrebbe sembrare un lusso o una forma di ingenuità. In realtà, è spesso il primo passo per riconoscere che le cose non sono necessariamente destinate a rimanere come sono.
Gianni Rodari e il potere delle idee inattese
Rodari ha saputo trasformare le parole in strumenti di esplorazione. Nei suoi racconti, gli oggetti quotidiani potevano assumere significati inattesi, le situazioni più ordinarie diventavano occasioni di scoperta e persino un errore linguistico poteva generare una storia. Il suo metodo creativo non si limitava a inventare personaggi divertenti o avventure sorprendenti. Insegnava a riconoscere le possibilità nascoste nelle cose che conosciamo, mostrando come una piccola deviazione dal pensiero abituale possa condurci verso una nuova comprensione.
La sua Grammatica della fantasia, pubblicata nel 1973, è diventata un riferimento per chi si occupa di educazione e creatività. Rodari vi esplora i meccanismi attraverso cui nascono le storie, valorizzando l’associazione tra idee, il gioco con le parole e la capacità di accostare elementi apparentemente lontani. Il suo lavoro ci ricorda che la creatività non è necessariamente un dono riservato a pochi individui particolarmente dotati. Può essere coltivata attraverso l’esercizio, la curiosità e la disponibilità a provare strade nuove.
Questa prospettiva è importante anche nella vita adulta. Spesso affrontiamo un problema ripetendo soluzioni già sperimentate, perché ci sembrano più sicure e richiedono meno fatica. L’esperienza è preziosa, ma può diventare un limite quando ci impedisce di prendere in considerazione alternative. La fantasia interrompe questo automatismo e ci invita a formulare domande differenti: se provassimo in un altro modo? Se ciò che consideriamo impossibile fosse soltanto difficile? Se esistesse una soluzione che non abbiamo ancora avuto il coraggio di cercare?
Non tutte le idee che nascono da queste domande si riveleranno utili. Alcune saranno impraticabili, altre richiederanno modifiche, altre ancora ci porteranno lontano dal risultato che avevamo immaginato. Ma questo non rende inutile il tentativo. Ogni esplorazione può insegnarci qualcosa, anche quando non conduce alla meta desiderata. La fantasia apre uno spazio nel quale possiamo sperimentare senza dover possedere immediatamente tutte le risposte.
Rodari ci lascia così un insegnamento che supera i confini della letteratura per l’infanzia: la mente cresce quando non si limita a ripetere ciò che già conosce. Per continuare a imparare, abbiamo bisogno di domande, di collegamenti nuovi e della libertà di sbagliare. L’immaginazione non ci allontana necessariamente dalla realtà. Può offrirci gli strumenti per entrarvi con uno sguardo più attento, più aperto e meno rassegnato.
Quando smettiamo di immaginare, il mondo si restringe
Con il passare degli anni, impariamo a conoscere i confini della realtà e a distinguere i desideri dalle possibilità concrete. Questa capacità ci aiuta a prendere decisioni responsabili, a organizzare il tempo e a non inseguire ogni idea che ci attraversa la mente. Tuttavia, può accadere che la prudenza si trasformi lentamente in rinuncia e che l’esperienza, invece di aiutarci a vedere meglio, ci convinca che nulla possa davvero cambiare.
Quante volte abbiamo rinunciato a un progetto prima ancora di provarci? Quante idee abbiamo accantonato perché qualcuno le giudicava irrealistiche, perché temevamo di non essere all’altezza o perché ci sembrava troppo tardi per cominciare? Talvolta le nostre rinunce nascono da motivi concreti, che meritano attenzione. Altre volte, invece, sono il risultato di paure che abbiamo trasformato in certezze. Ci convinciamo che una strada sia chiusa senza aver mai provato a percorrerla, oppure consideriamo impossibile ciò che semplicemente richiede tempo, pazienza e un po’ di coraggio.
La fantasia può aiutarci a riconoscere questa differenza. Quando immaginiamo una possibilità diversa, non stiamo ancora risolvendo il problema, ma smettiamo almeno di considerare inevitabile la situazione presente. È un cambiamento piccolo, eppure significativo. La persona che immagina di poter imparare qualcosa di nuovo comincia a guardare diversamente il proprio tempo; chi pensa di poter ricostruire una relazione trova forse il coraggio di compiere il primo passo; chi riesce a immaginare una vita meno frenetica può cominciare a interrogarsi sulle abitudini che gli sottraggono serenità.
Non sempre possiamo cambiare le circostanze che ci circondano. Esistono ostacoli reali, responsabilità che non possiamo ignorare e situazioni sulle quali la nostra volontà esercita un’influenza limitata. Sarebbe ingenuo pensare che basti immaginare qualcosa per renderla possibile. Ma tra la fantasia che pretende di sostituire la realtà e la rinuncia che esclude ogni alternativa esiste uno spazio prezioso: quello in cui riconosciamo i limiti senza smettere di cercare opportunità.
È proprio in questo spazio che l’immaginazione diventa una risorsa concreta. Non cancella le difficoltà, ma ci permette di affrontarle senza considerarci già sconfitti. Non garantisce il successo, ma ci aiuta a vedere percorsi che la paura o l’abitudine avevano nascosto. A volte basta una possibilità intravista per ritrovare la voglia di muoversi, anche quando il cammino sarà lungo e il risultato rimarrà incerto.
La fantasia non è una fuga dalla realtà
Esiste un equivoco che accompagna spesso l’immaginazione: l’idea che fantasticare significhi allontanarsi dalle responsabilità, rifugiarsi in un mondo ideale e ignorare i problemi che richiedono una soluzione. In alcune circostanze può accadere davvero. Possiamo usare i sogni per evitare una decisione difficile o per rimandare indefinitamente ciò che dovremmo affrontare. Ma questo non è l’unico modo di immaginare, né quello più fecondo.
La fantasia può essere una forma di attenzione alla realtà. Ci aiuta a osservare una situazione da un altro punto di vista, a comprendere meglio le esigenze degli altri e a individuare possibilità che non avevamo considerato. Quando immaginiamo come potrebbe sentirsi una persona diversa da noi, per esempio, possiamo sviluppare una maggiore capacità di ascolto. Quando proviamo a pensare a una città più accogliente, iniziamo a riconoscere gli spazi che potrebbero favorire l’incontro e quelli che, invece, creano distanza. Quando immaginiamo una scuola capace di valorizzare le differenze, possiamo cominciare a interrogarci sui metodi con cui accompagniamo la crescita dei bambini.
In tutti questi casi, l’immaginazione non sostituisce l’azione. La prepara, perché ci consente di intravedere un risultato prima di sapere come raggiungerlo. Ogni progetto, grande o piccolo, nasce almeno in parte da questa capacità di rappresentare mentalmente qualcosa che ancora non esiste. Una casa viene progettata prima di essere costruita, un libro prende forma nella mente prima di diventare una pagina scritta e una nuova iniziativa comincia spesso con un’idea che, all’inizio, sembra poco più di un’intuizione.
Naturalmente, tra immaginare e realizzare rimane una distanza che richiede impegno, competenze e capacità di adattamento. Non basta avere una buona idea per renderla concreta. Occorre verificarla, correggerla, affrontare gli imprevisti e accettare che il risultato possa essere diverso dalle aspettative iniziali. Ma senza quel primo movimento della mente, molte possibilità non arriverebbero neppure a essere considerate.
Anche nella vita personale possiamo riconoscere lo stesso meccanismo. Prima di cambiare un’abitudine, dobbiamo riuscire a immaginare un modo diverso di vivere le nostre giornate. Prima di avvicinarci a una persona con cui abbiamo perso il contatto, dobbiamo pensare che un incontro sia ancora possibile. Prima di ricominciare dopo una delusione, dobbiamo concederci l’idea che il passato non esaurisca tutte le opportunità del futuro. La fantasia, in questo senso, non ci sottrae al presente: ci aiuta a non esserne prigionieri.
Educare alla creatività significa lasciare spazio alle domande
Il pensiero di Rodari conserva una particolare importanza quando riflettiamo sull’educazione. I bambini possiedono una curiosità spontanea, osservano ciò che li circonda e pongono domande che gli adulti, talvolta, considerano ingenue o fuori luogo. Vogliono sapere perché il cielo cambia colore, come fanno le stelle a rimanere sospese o che cosa accadrebbe se gli animali potessero parlare. Dietro queste domande c’è il desiderio di comprendere il mondo, ma anche il piacere di esplorare possibilità che non hanno ancora una risposta.
Crescere non dovrebbe significare perdere questa disponibilità. Dovrebbe aiutarci a renderla più consapevole, arricchendola con le conoscenze necessarie per distinguere ciò che possiamo verificare da ciò che appartiene alla fantasia. Un’educazione capace di valorizzare la creatività non rinuncia alla precisione, allo studio o alla disciplina. Al contrario, mette queste risorse al servizio di una mente che sa interrogarsi, collegare informazioni e cercare soluzioni senza accontentarsi della prima risposta disponibile.
Quando un bambino inventa una storia, non sta soltanto giocando con le parole. Può imparare a organizzare i pensieri, a riconoscere emozioni e a considerare punti di vista diversi. Quando prova a costruire qualcosa con materiali semplici, scopre che un’idea deve confrontarsi con le proprietà degli oggetti e con i limiti della realtà. Quando immagina finali alternativi per un racconto, esercita la capacità di esplorare conseguenze differenti. Sono esperienze che possono favorire l’apprendimento proprio perché coinvolgono la mente in modo attivo.
Anche gli adulti hanno bisogno di occasioni simili. Possiamo coltivare la creatività attraverso la lettura, la scrittura, la musica, il disegno o una passeggiata durante la quale osserviamo ciò che normalmente attraversiamo senza prestarvi attenzione. Non è necessario possedere un talento particolare né produrre qualcosa destinato a essere mostrato. A volte è sufficiente dedicare tempo a un’attività che ci consenta di sperimentare, sbagliare e scoprire senza la pressione di ottenere subito un risultato.
La curiosità, inoltre, ci aiuta a mantenere un rapporto più vivo con le persone e con il mondo. Chi continua a fare domande rimane disponibile a imparare, anche quando ha accumulato molta esperienza. Chi ammette di non conoscere qualcosa lascia aperta la possibilità di scoprire. Chi accetta di cambiare prospettiva può riconoscere che la propria interpretazione non è l’unica possibile. In questo senso, educare alla fantasia significa anche educare all’umiltà: comprendere che il mondo è più grande delle nostre convinzioni e che ogni risposta può aprire nuove domande.
Immaginare un mondo più umano
La fantasia acquista un significato ancora più profondo quando smette di riguardare soltanto i nostri desideri individuali e si apre alla dimensione collettiva. Immaginare un mondo diverso significa anche domandarsi come potremmo vivere insieme, quali difficoltà potremmo affrontare con maggiore solidarietà e quali abitudini sarebbe utile trasformare. Non si tratta di costruire una società perfetta nella nostra mente, ma di riconoscere che le condizioni presenti non sono necessariamente l’unico modo possibile di organizzare la vita comune.
Possiamo immaginare città nelle quali gli spazi pubblici favoriscano gli incontri, quartieri in cui le persone anziane non si sentano isolate e luoghi di lavoro capaci di rispettare maggiormente il tempo e la dignità di chi vi opera. Possiamo pensare a un rapporto con l’ambiente meno distratto, a un uso della tecnologia più consapevole e a una comunicazione che non trasformi ogni differenza in un conflitto. Queste immagini, da sole, non risolvono nessuno dei problemi che affrontiamo. Possono però aiutarci a riconoscere ciò che vorremmo migliorare e a dare una direzione alle nostre scelte.
Ogni cambiamento collettivo richiede confronto, risorse, competenze e collaborazione. Non basta immaginare una soluzione per sapere se funzionerà, né ogni idea apparentemente generosa produce automaticamente conseguenze positive. Per questo la fantasia deve incontrare il pensiero critico, la conoscenza e l’esperienza. Ma anche il pensiero più rigoroso ha bisogno di immaginare alternative, perché non può limitarsi a descrivere ciò che esiste: deve poter valutare ciò che potrebbe essere realizzato.
La storia ci mostra che molte trasformazioni sono cominciate quando qualcuno ha messo in discussione una consuetudine considerata inevitabile. Non tutte le idee nuove hanno migliorato il mondo, e molte hanno richiesto correzioni profonde. Tuttavia, senza la possibilità di pensare diversamente, sarebbe difficile perfino riconoscere l’esistenza di un problema. L’immaginazione non garantisce il progresso, ma rende possibile cercare strade che prima non riuscivamo a vedere.
Rodari ci invita proprio a non sottovalutare questo primo movimento. Le storie possono aiutarci a comprendere le paure, a riconoscere le ingiustizie e a considerare alternative. Le parole possono aprire uno spazio di confronto, mentre una domanda inattesa può mettere in discussione una convinzione che sembrava indiscutibile. La fantasia non cambia da sola la società, ma può contribuire a formare persone capaci di pensare, scegliere e partecipare con maggiore consapevolezza.
Ritrovare la fantasia nella vita quotidiana
Non occorre aspettare un’occasione speciale per restituire spazio alla nostra immaginazione. Possiamo cominciare dalle piccole cose, modificando per qualche momento il modo in cui attraversiamo le giornate. Una strada percorsa da sempre può rivelare dettagli nuovi se cambiamo itinerario. Un oggetto dimenticato in un cassetto può suggerire un utilizzo diverso. Una conversazione può diventare più interessante se, invece di preparare subito una risposta, proviamo a formulare una domanda che non avevamo mai considerato.
Anche la lettura può diventare un esercizio di libertà. Un racconto ci permette di entrare in situazioni lontane dalla nostra esperienza, di osservare il mondo attraverso occhi diversi e di confrontarci con emozioni che magari non sappiamo ancora nominare. Non leggiamo soltanto per raccogliere informazioni o trascorrere il tempo: talvolta leggiamo per ampliare il nostro modo di comprendere la vita. Una storia può lasciarci una domanda che continua ad accompagnarci anche dopo aver chiuso il libro.
La scrittura offre un’altra possibilità. Mettere su carta un pensiero, inventare un personaggio o provare a raccontare un episodio da un punto di vista differente ci aiuta a scoprire aspetti che prima rimanevano confusi. Non serve scrivere per pubblicare, così come non serve dipingere per esporre un quadro. Il valore di un’attività creativa può risiedere proprio nello spazio che ci offre: un tempo in cui sperimentare, ascoltarci e dare forma a qualcosa che altrimenti sarebbe rimasto dentro di noi.
Possiamo inoltre recuperare il piacere di non sapere già dove ci porterà ogni esperienza. Siamo abituati a pianificare, prevedere e controllare, spesso per ragioni comprensibili. Eppure, lasciare qualche spazio all’imprevisto può aiutarci a incontrare possibilità che non avremmo cercato intenzionalmente. Una passeggiata senza una meta precisa, una conversazione con una persona che conosciamo poco o un’attività nuova possono restituirci il gusto della scoperta.
La fantasia non richiede necessariamente grandi progetti. Ha bisogno soprattutto di attenzione, tempo e disponibilità a guardare oltre il primo significato delle cose. Quando impariamo a coltivarla, persino le giornate più ordinarie possono diventare occasioni di esplorazione. Non perché ogni momento debba trasformarsi in qualcosa di straordinario, ma perché possiamo smettere di considerare scontato ciò che ci circonda.
Non smettere di immaginare
La lezione di Gianni Rodari ci accompagna ben oltre il mondo dell’infanzia. Ci ricorda che la fantasia non è una debolezza da correggere con la crescita, ma una capacità che possiamo continuare a coltivare per tutta la vita. Immaginare ci aiuta a fare domande, a riconoscere alternative e a non confondere le abitudini con le leggi immutabili dell’esistenza. Ci permette di affrontare il presente senza rinunciare alla possibilità di trasformarlo.
Naturalmente, non tutto ciò che immaginiamo potrà diventare realtà. Alcuni desideri resteranno tali, alcuni progetti incontreranno ostacoli e altre idee cambieranno forma lungo il percorso. Ma il valore dell’immaginazione non si misura soltanto attraverso ciò che riusciamo a realizzare. Si trova anche nella libertà che ci concede di esplorare, nella curiosità che mantiene viva e nella capacità di farci vedere il mondo con occhi meno stanchi.
Forse diventare adulti non dovrebbe significare imparare a smettere di sognare, ma trovare il modo di dare ai sogni una relazione più consapevole con la realtà. Possiamo continuare a immaginare, sapendo che per trasformare un’idea in qualcosa di concreto occorrono impegno, pazienza e responsabilità. Possiamo conservare lo stupore dei bambini senza rinunciare alla saggezza dell’esperienza. E possiamo accettare i limiti del mondo senza considerarli sempre definitivi.
La fantasia è una cosa seria perché ci ricorda che il presente non esaurisce tutte le possibilità del futuro. A volte un cambiamento comincia con una domanda, un’immagine inattesa o una storia che ci fa vedere qualcosa in modo diverso. Da quel momento non abbiamo ancora trasformato la realtà, ma abbiamo iniziato a guardarla con occhi nuovi. E forse è proprio questo il primo passo: concederci la libertà di immaginare ciò che ancora non esiste, per trovare il coraggio e la pazienza di costruirne almeno una piccola parte.









