
Il gioco grande del potere è la testimonianza limpida e tremenda di una giornalista che ha vissuto da dentro il perverso intreccio tra potere e interessi, un intreccio che ha eroso la democrazia italiana a partire dagli anni Settanta fino ai nostri giorni. In questo libro Sandra Bonsanti ricostruisce fatti, protagonisti e retroscena, non solo come cronista, ma come testimone e protagonista di un impegno civile che non ha mai rinunciato alla memoria e al senso del bene comune.
Il testo non è un saggio arido né un pamphlet di parte: è piuttosto un racconto in presa diretta. Bonsanti ci invita a guardare la storia dell’Italia contemporanea nelle pieghe più oscure e meno raccontate, ma sempre con uno sguardo orientato alla responsabilità di chi vive in una comunità. Il libro ci spinge a chiederci: quanto sappiamo davvero di quello che si è mosso dietro le quinte delle istituzioni? E quanto consapevolmente accettiamo il compromesso tra informazione, potere e silenzi?
Un percorso tra misteri e verità
Sandra Bonsanti non procede con uno schema rigido, ma con una narrazione che avanza per accumulo di testimonianze, ricordi, documenti. Ne emergono tappe fondamentali: da Licio Gelli e la P2, al caso Moro, dalle trame di Gladio alle stragi di mafia.
Questi nodi non sono presentati come eventi isolati, ma interconnessi in un disegno di lungo periodo. Il potere occulto (o “Antistato”, come lo chiama Bonsanti) si intreccia con il potere ufficiale e con gli interessi economici, condizionando scelte politiche, leggi, nomine, mediazione culturale. La narrazione scandisce momenti cruciali:
- l’infiltrazione massonica segreta con la P2 e le sue ramificazioni economiche e politiche;
- il ruolo dei servizi segreti deviati e delle organizzazioni occulte come Gladio;
- le stragi, le mafie, i legami con ambienti oscuri dello Stato e dell’industria;
- la perdita progressiva della visione del bene comune, sostituita da logiche di potere, arricchimento e punteggiamento di favori;
A ogni capitolo si avverte la tensione tra ciò che sappiamo e ciò che è stato tenuto nascosto. E il libro non cela la difficile convivenza tra la verità e il silenzio, tra la curiosità dei cittadini e il rifiuto del “sapere troppo”.
L’autrice: una voce fra cronaca e impegno
Sandra Bonsanti non è una giornalista astratta, lontana dalle vicende che racconta. Ha vissuto le stagioni dolorose, ha firmato articoli, ha diretto giornali e si è spesa in impegno civico.
Dopo anni di esperienza in testate come Il Mondo, Epoca, Panorama, La Stampa e la Repubblica, ha ricevuto incarichi dirigenziali e ha guidato riviste regionali.
Fra i suoi incarichi civili, è stata presidente di Libertà e Giustizia, associazione dedicata al rinnovamento del ruolo della politica e della cultura costituzionale.
Questo non rende il libro una “autobiografia”: Bonsanti quasi si sottrae al centro della scena, preferendo restare sullo sfondo, come tessitrice della memoria collettiva.
La postfazione è firmata da Gustavo Zagrebelsky, che sottolinea come il libro vada ben oltre la ricostruzione delle trame sotterranee: è un invito al risveglio della politica intesa come servizio al bene comune.
Perché leggere “Il gioco grande del potere”
Perché il libro mette il lettore al centro di una domanda urgente: chi ha davvero controllato i fili del potere in Italia? E quale spazio ha lasciato alla democrazia?
Molti tendono a pensare che il potere occulto sia un tema “storico”, legato a epoche superate. Bonsanti dimostra invece che le radici di quel sistema sono ancora presenti, anche se mutate. Le logiche del privilegio, del ricatto, dell’illecito non sono scomparse, ma si sono trasformate, spesso sotto forme più sottili e difficili da svelare.
Il libro offre strumenti di comprensione più che risposte definitive: chi legge può uscire con più domande, ma con una consapevolezza maggiore. È un esercizio di memoria critica, utile per chi vuole capire le implicazioni del potere nel presente, non solo nel passato.
Inoltre, la prosa scorrevole e la struttura non accademica rendono il testo accessibile anche a chi non è esperto di storia politica. Bonsanti accompagna il lettore senza perdere rigore.
I temi che toccano tutti noi
Infiltrazione e corruzione istituzionale
Il libro mostra come la corruzione non sia un difetto esterno al sistema, ma ne costituisca una componente strutturale. Quando i poteri occulti si intrecciano con quelli ufficiali, la linea che separa lo Stato dall’“antistato” diventa confusa.
Il ruolo dell’informazione
L’informazione non è mai neutrale. Nel racconto di Bonsanti si vede come il potere abbia provato – con successo in molti casi – a piegare, condizionare, silenziare giornali e giornalisti. L’autrice è tra chi ha resistito a quel condizionamento.
Memoria e oblio
Una delle accuse implicite del libro è che la società italiana abbia troppe volte scelto l’oblio. Non sapere è diventato un alibi per non chiedere conti, per sopportare l’inerzia, per stancarsi della storia. Bonsanti contrappone a questo atteggiamento il dovere della memoria.
Etica pubblica e bene comune
La grande perdita denunciata nel libro è la perdita della visione della società come comunità. Quando il bene comune viene frammentato in interessi individuali, si spalanca il terreno all’abuso, all’interesse privato e alla sopraffazione.
Resistenza civile e speranza costituzionale
Bonsanti non è pessimista fino in fondo: afferma che la riscossa è possibile — attraverso la politica, la coscienza civile e il richiamo alla Costituzione. È un invito all’impegno, non alla resa.
Verso un nuovo sguardo civico
Il racconto di Bonsanti chiude con un appello, anche se non esplicito: non possiamo delegare la memoria, il giudizio, la vigilanza. Ci vuole una cittadinanza matura che chieda trasparenza e credibilità. Questo libro non è una risposta finale, ma un avvio di percorso. Leggerlo significa mettere in tensione la propria ignoranza, e accettare che il presente non è neutro: è erede del passato.
Ti suggerisco di iniziare a leggere con pazienza, segnare parole chiave, aggiungere domande personali. E soprattutto restare consapevoli che, quel che sappiamo, è sempre solo una parte della storia. Ma è una parte che dobbiamo conoscere.
CODICE: SZ0443
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