Il filo dei giorniPercorsi di vita

Ci sono inizi che non sappiamo ancora dove ci porteranno

Ci sono inizi che non sappiamo ancora dove ci porteranno

Il 5 ottobre 1919 un ragazzo di poco più di vent’anni si mise al volante di una macchina da corsa e affrontò la Parma-Poggio di Berceto. Si chiamava Enzo Ferrari e quella era la sua prima gara automobilistica. Correva con una CMN, una vettura della Costruzioni Meccaniche Nazionali, e arrivò undicesimo assoluto, quarto nella sua categoria. Non vinse quella gara. Non fu il protagonista della giornata. Il pubblico applaudì soprattutto il vincitore, Antonio Ascari. Eppure, a distanza di molti anni, quella giornata è diventata una delle prime pagine di una storia che allora nessuno avrebbe potuto immaginare fino in fondo.

È curioso pensare a come appaiono gli inizi quando li osserviamo mentre stanno accadendo. Quasi sempre sembrano più piccoli di quello che diventeranno. Una prima volta può assomigliare a tante altre giornate. Un incontro può sembrare soltanto un incontro. Una telefonata può durare pochi minuti e poi lasciare spazio alle occupazioni di sempre. Anche una decisione che in quel momento ci sembra importante può cambiare significato con il passare degli anni. Non abbiamo il privilegio di sapere subito quali momenti diventeranno fondamentali nella nostra storia e quali, invece, resteranno semplicemente dei ricordi.

Forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti degli inizi. Quando cominciamo qualcosa, quasi mai possediamo la mappa completa del percorso. Abbiamo davanti soltanto una parte della strada, qualche intuizione, magari un desiderio che ancora non sappiamo spiegare bene. A volte abbiamo entusiasmo, altre volte paura. Spesso abbiamo entrambe le cose insieme. Ci muoviamo comunque, senza sapere esattamente dove arriveremo.

Quando una prima volta sembra soltanto una prima volta

Pensiamo alle tante prime volte che attraversano la nostra vita. Il primo giorno in una nuova scuola, il primo lavoro, la prima casa, una città nella quale arriviamo senza conoscere nessuno. La prima volta che prendiamo una decisione contro le aspettative degli altri. La prima pagina di un libro che iniziamo senza sapere se ci piacerà. Una persona che incontriamo per caso e che, molti anni dopo, scopriremo essere stata importante.

In quel momento non sappiamo quasi mai che cosa stiamo vivendo. Siamo semplicemente dentro la situazione. Ci comportiamo come possiamo, cerchiamo di capire, facciamo attenzione ai dettagli che ci sembrano importanti e trascuriamo quelli che non riconosciamo ancora come significativi. È il tempo, molto spesso, a mettere ordine nelle esperienze.

Anche per questo guardare indietro può essere sorprendente. Ci sono giornate che ricordiamo perfettamente, pur non avendo capito allora perché avrebbero meritato di essere ricordate. Ci sono fotografie nelle quali ci riconosciamo soltanto dopo molti anni. Ci sono luoghi che all’epoca ci sembravano normali e che oggi, rivedendoli, ci fanno provare qualcosa di difficile da spiegare.

La nostra memoria non conserva soltanto ciò che è accaduto. Conserva anche il significato che attribuiamo alle cose dopo che sono accadute. E quel significato può cambiare. Una scelta che avevamo considerato un errore può diventare l’occasione che ci ha permesso di conoscere una persona. Una porta che si è chiusa può averci costretto a cercarne un’altra. Un periodo difficile può averci insegnato qualcosa che in quel momento non eravamo ancora capaci di vedere.

È come se la vita avesse bisogno di distanza per mostrarci alcune delle proprie forme.

Non sappiamo mai davvero che cosa stiamo cominciando

Quando Enzo Ferrari affrontò quella gara del 1919, non poteva sapere che il suo nome sarebbe diventato uno dei più conosciuti nella storia dell’automobile. Non poteva conoscere le strade che lo aspettavano, le corse, le difficoltà, le intuizioni, le sconfitte e i successi che avrebbero costruito la sua storia. Quel giorno era semplicemente un giovane pilota alla sua prima esperienza ufficiale. La sua gara ebbe un risultato dignitoso, ma non straordinario: undicesimo assoluto e quarto di categoria.

Ed è forse proprio questo particolare a rendere interessante quella giornata.

Se osservassimo soltanto il risultato, non troveremmo nulla di eccezionale. Ma la storia non si costruisce sempre attraverso momenti eccezionali riconoscibili immediatamente. A volte comincia con un gesto quasi normale, che soltanto molti anni dopo acquista un peso diverso.

Questo accade anche a noi.

Una persona accetta un lavoro pensando che sarà soltanto una parentesi. Qualcuno si trasferisce in un’altra città per necessità e finisce per sentirsi a casa proprio lì. Una telefonata arriva in un pomeriggio qualunque e modifica una decisione. Un amico presenta un’altra persona. Un libro finisce casualmente nelle nostre mani. Una passeggiata ci porta in una strada che non avevamo mai percorso.

Nessuno di questi momenti viene accompagnato da un cartello che ci avverte: attenzione, da qui comincia qualcosa di importante.

La vita non funziona così. Non mette un segno evidente davanti alle occasioni decisive. Le lascia spesso passare attraverso le nostre giornate insieme a tutto il resto. Sta a noi, qualche volta, riconoscerle. Altre volte le riconosceremo soltanto dopo.

Gli inizi fanno paura proprio perché sono aperti

Ogni inizio contiene una parte di incertezza. È quasi inevitabile.

Quando conosciamo già tutto quello che ci aspetta, possiamo organizzarci, prepararci, prevedere. Quando invece cominciamo qualcosa di nuovo, una parte del percorso rimane fuori dal nostro controllo. Ed è proprio quella parte a farci paura.

Forse per questo tendiamo a rimandare. Aspettiamo il momento giusto, una maggiore sicurezza, condizioni migliori. Ci diciamo che cominceremo quando avremo più tempo, quando saremo più preparati, quando avremo risolto qualche problema. A volte aspettiamo così tanto che l’inizio finisce per diventare soltanto un’idea.

Eppure quasi nessun percorso importante comincia quando tutto è perfetto.

Comincia quando, nonostante le imperfezioni, decidiamo di fare il primo passo. Non significa buttarsi senza pensare. Significa accettare che una parte delle risposte arriverà soltanto camminando.

È una differenza importante. Possiamo preparare una partenza, ma non possiamo conoscere in anticipo ogni cosa che incontreremo lungo il cammino.

Forse la maturità consiste anche nell’imparare a convivere con questa incertezza senza lasciarle decidere tutto al posto nostro.

Non dobbiamo avere sempre la certezza che una scelta sarà quella giusta. A volte possiamo soltanto avere la sensazione che sia arrivato il momento di provarci.

Ci sono inizi che nascono quasi per caso

Non tutti gli inizi arrivano dopo una lunga riflessione. Alcuni nascono da circostanze impreviste.

Una persona che avevamo incontrato soltanto una volta ci richiama. Un progetto prende forma durante una conversazione. Un problema ci costringe a cambiare abitudini. Una giornata diversa dalle altre ci fa capire che qualcosa, dentro di noi, è già cambiato.

Il caso occupa nella nostra vita uno spazio maggiore di quanto siamo disposti ad ammettere.

Ci piace pensare di essere noi a costruire tutto attraverso decisioni precise, ma molte delle nostre storie sono nate dall’incrocio tra una scelta e una circostanza che non avevamo previsto. Abbiamo scelto di uscire di casa proprio quel giorno. Abbiamo preso quel treno. Abbiamo risposto a quella telefonata. Abbiamo accettato quell’invito.

E magari non ci sembrava affatto importante.

La cosa singolare è che spesso attribuiamo valore a questi eventi soltanto dopo. A posteriori, colleghiamo i punti e costruiamo una linea che prima non esisteva.

Ma mentre viviamo non vediamo la linea. Vediamo soltanto il punto nel quale ci troviamo.

Forse dovremmo ricordarcelo ogni volta che ci troviamo davanti a qualcosa che non sappiamo interpretare. Non tutto deve avere immediatamente un significato. Alcune esperienze hanno bisogno di tempo prima di dirci perché sono entrate nella nostra vita.

Il problema è che vorremmo conoscere subito il finale

Viviamo spesso cercando anticipazioni.

Vorremmo sapere se una relazione funzionerà, se una scelta professionale sarà quella giusta, se un progetto avrà successo, se una decisione ci renderà felici. Vorremmo avere una garanzia prima di cominciare.

È comprensibile. Sapere che cosa ci aspetta ci farebbe sentire più sicuri.

Ma forse toglierebbe anche qualcosa all’esperienza.

Un inizio è prezioso proprio perché non contiene ancora tutto il suo significato. Se sapessimo già dove ci porterà, probabilmente lo vivremmo in modo diverso. Ogni gesto sarebbe accompagnato dal risultato che conosciamo in anticipo. Ogni sorpresa sarebbe meno sorprendente.

La vita, invece, ci costringe a procedere senza conoscere completamente la storia.

Possiamo avere desideri, progetti, aspettative. Possiamo essere prudenti e attenti. Possiamo imparare dalle esperienze degli altri. Ma resta sempre una parte che non possiamo prevedere.

Ed è forse quella parte che rende possibile il cambiamento.

Se tutto fosse già scritto davanti a noi, non avremmo davvero bisogno di scegliere.

Alcuni inizi non sembrano nemmeno inizi

Ci sono poi cambiamenti che cominciano molto prima che ce ne accorgiamo.

Una persona può iniziare a stancarsi di una situazione mesi prima di prendere una decisione. Un’amicizia può trasformarsi lentamente, senza una data precisa. Un desiderio può crescere dentro di noi per anni prima di trovare il coraggio di uscire allo scoperto.

Anche in questo caso non esiste un momento netto.

Non sempre possiamo dire: tutto è cambiato quel giorno.

A volte il cambiamento assomiglia più alla luce del mattino. Quando apriamo le tende, non vediamo il momento esatto in cui la notte ha smesso di essere notte. Ci accorgiamo semplicemente che la stanza è diventata più chiara.

Molti dei nostri nuovi inizi funzionano nello stesso modo.

Prima c’è un pensiero che ritorna. Poi una domanda. Dopo qualche tempo arriva una possibilità. Infine, quasi senza accorgercene, ci troviamo già dentro una nuova fase della nostra vita.

Per questo non dovremmo avere troppa fretta di definire ciò che ci sta accadendo. Alcune cose hanno bisogno di sedimentare.

Anche una decisione può maturare lentamente prima di diventare una scelta.

E quando l’inizio non porta dove speravamo?

Non tutti gli inizi conducono a ciò che avevamo immaginato.

Alcuni progetti finiscono. Alcune relazioni si interrompono. Alcune strade si rivelano diverse da come le avevamo pensate. Ci sono inizi che sembrano promettenti e poi ci portano verso una direzione che non avremmo scelto.

Questo non significa necessariamente che siano stati inutili.

Un inizio può avere valore anche se non conduce alla destinazione che avevamo previsto. Può insegnarci qualcosa, mostrarci un limite, farci incontrare qualcuno, permetterci di capire che cosa non vogliamo più.

A volte una strada serve anche a farci scoprire che dobbiamo cambiarla.

È difficile accettarlo quando siamo ancora dentro una situazione. Quando abbiamo investito tempo, energie, aspettative, vorremmo che tutto conducesse esattamente dove avevamo immaginato.

Poi passano gli anni e possiamo guardare quella stessa esperienza con maggiore serenità.

Forse scopriamo che non era il percorso sbagliato. Era semplicemente un tratto del percorso.

Non tutte le esperienze devono durare per avere avuto un significato.

Anche noi siamo il risultato di molti inizi

Se ci fermassimo a pensare alla persona che siamo oggi, potremmo provare a rintracciare alcuni degli inizi che ci hanno portato fin qui.

Non soltanto quelli grandi.

Anche una frase ascoltata da bambini. Un insegnante. Un libro. Un lavoro. Una perdita. Un viaggio. Un incontro. Una passione coltivata quasi per caso. Una persona che ha creduto in noi quando noi non lo facevamo ancora.

La nostra storia è fatta di molte piccole aperture.

Alcune le ricordiamo. Altre le abbiamo dimenticate. Altre ancora probabilmente non le abbiamo mai riconosciute come tali.

Eppure sono tutte presenti, in qualche modo, nel modo in cui guardiamo il mondo oggi.

Forse anche per questo dovremmo essere più indulgenti con noi stessi quando ci troviamo davanti a una scelta nuova. Non sappiamo ancora che persona saremo dopo aver attraversato quella esperienza.

La persona che siamo oggi non è necessariamente quella che vivrà domani.

Ogni nuovo inizio, anche piccolo, può modificare qualcosa nel nostro modo di pensare, di sentire, di scegliere.

Non serve che cambi tutto. A volte basta che cambi un dettaglio.

Il primo passo non deve essere perfetto

Pensiamo spesso che per iniziare bene sia necessario partire nel modo giusto.

Vorremmo avere le parole giuste, gli strumenti giusti, la preparazione giusta. Vorremmo essere sicuri di non sbagliare.

Ma quasi ogni cosa che impariamo davvero passa attraverso qualche errore.

La prima pagina può essere incerta. Il primo tentativo può essere goffo. La prima volta possiamo non sapere come comportarci. Possiamo arrivare alla fine di una giornata chiedendoci se abbiamo fatto bene.

È normale.

Un inizio non è una prova definitiva del nostro valore. È semplicemente il momento nel quale qualcosa comincia a prendere forma.

Questo vale anche per le cose più semplici. Ricominciare a leggere. Riprendere a camminare. Telefonare a una persona che non sentiamo da tempo. Imparare qualcosa che abbiamo sempre rimandato. Tornare in un luogo che avevamo abbandonato.

Non abbiamo bisogno di trasformare ogni nuovo inizio in una grande impresa.

A volte è sufficiente concederci la possibilità di vedere che cosa succede.

Forse il valore di un inizio si comprende soltanto dopo

Il 5 ottobre 1919 Enzo Ferrari non vinse la sua prima gara. Arrivò undicesimo assoluto e quarto nella sua categoria. Quel risultato, preso da solo, racconta soltanto una piccola parte della giornata. Ma oggi sappiamo che quella gara rappresentò il suo esordio nelle competizioni automobilistiche.

Non possiamo sapere quanto fosse consapevole, quel giorno, di stare entrando in una storia destinata a diventare molto più grande di quella gara.

Ed è proprio questo il punto che mi interessa.

Non sapere.

Non sapere che cosa diventerà un incontro. Non sapere quanto durerà una passione. Non sapere se quella decisione cambierà davvero la nostra vita. Non sapere se una difficoltà sarà soltanto una difficoltà o finirà per aprire una strada diversa.

Forse gli inizi sono importanti proprio perché ci chiedono di vivere una parte della nostra vita senza poterla ancora comprendere completamente.

E allora possiamo tornare alle nostre giornate.

A quella telefonata che continuiamo a rimandare. A quel progetto che teniamo in un cassetto. A quel libro che vorremmo scrivere. A quel viaggio che immaginiamo. A quella persona con cui vorremmo parlare. A quell’abitudine che sappiamo di voler cambiare.

Non sappiamo dove ci porteranno.

Ma forse non è necessario saperlo.

Ci sono momenti nei quali possiamo soltanto aprire una porta, fare un passo, cominciare.

Il resto verrà dopo.

E magari, molti anni più avanti, guardandoci indietro, scopriremo che proprio quel giorno apparentemente normale era l’inizio di qualcosa che non eravamo ancora capaci di vedere.

Corrado Borgh
Scritto daCorrado Borgh

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