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Sotto le stelle: la poesia di Romina Ludovico

Sotto le stelle: la poesia di Romina Ludovico

Sotto Le Stelle

Da qui, da questo posto ammiro l’immenso…

il cielo e sotto le stelle ti penso…

da qui, da questo enorme prato fiorito,

ti scrivo amore che non c’è

e forse mai più tornerai…

da qui, su questo palco t’ammiro,

il mio sguardo proiettato in alto ti scruta,

scruta la notte e le sue stelle…

e tu luna sincera stanotte non

tradirmi, illuminami, illumina i miei occhi

che guarderanno i suoi…

e buonanotte a te che veglierai su di noi!.

 

La poesia è un coro di voci che, pur diverse, si cercano e si trovano. La raccolta “Ispirazioni” è proprio questo: una preziosa antologia che ospita, tra gli altri, anche i versi di Romina Ludovico. Romina, nata il 19 giugno 1981 a Jesi, ci confida di scrivere da quando era ragazzina, trovando nel mare la sua fonte principale d’ispirazione. La sua arte è guidata da un pensiero semplice ma profondo: “spegni il rumore della tua mente ed abbandonati alla voce del tuo cuore”.

È da qui che iniziamo la nostra conversazione, immergendoci in uno dei suoi componimenti più intimi, “Sotto Le Stelle”, per esplorare la filosofia che anima la sua scrittura e i segreti che si nascondono dietro ogni verso.

Un viaggio tra sentimenti e parole

Romina, “Sotto Le Stelle” è intrisa di nostalgia e malinconia, ma allo stesso tempo trasmette una profonda speranza. È questo il sentimento che volevi esplorare, questo delicato equilibrio tra tristezza e fiducia?

Romina Ludovico: Sì, è il punto di partenza. L’assenza non è un vuoto, ma una forma d’amore diversa che si manifesta nel ricordo. La speranza si nasconde proprio lì, nella capacità di trasformare quella malinconia in un atto creativo. La poesia non fa sparire il dolore, ma lo rende sopportabile e gli dà un senso, un valore estetico che prima non aveva. È il mio modo di resistere con dolcezza al dolore.

Il tuo pensiero più bello, “spegni il rumore della tua mente ed abbandonati alla voce del tuo cuore”, sembra essere la chiave per comprendere la tua arte. Come si manifesta in “Sotto Le Stelle”?

Romina Ludovico: Questo verso è l’essenza stessa della poesia. La mente è rumore, è analisi, è razionalità. Il cuore è la voce autentica delle emozioni. Quando ho scritto “Sotto Le Stelle”, ho spento la mente e ho ascoltato il cuore che mi diceva di scrivere di quell’assenza. Mi diceva di non avere paura di sentire, di essere vulnerabile. In quei versi non c’è costruzione, c’è solo abbandono a una verità emotiva, anche se scomoda.

Sei nata a Jesi, una città non di mare, eppure dichiari che è la tua fonte d’ispirazione principale. Com’è nato questo rapporto così forte con il mare e come si riflette in una poesia che parla di stelle?

Romina Ludovico: È un legame che sento sin da ragazzina, anche se non sono cresciuta in una città di mare. Il mare è l’immensità, la profondità, la forza delle onde e la calma della risacca. È il luogo dove la mente si svuota e il cuore si riempie. Nelle mie poesie, il mare non è solo un paesaggio, ma una metafora. In “Sotto Le Stelle”, le stelle e il cielo rappresentano lo stesso infinito, la stessa immensità in cui si perde e si ritrova il mio pensiero d’amore.

Il tema dell’assenza è centrale. In che modo la poesia ti aiuta a convivere con ciò che non c’è più, o forse non c’è mai stato?

Romina Ludovico: La poesia è il mio strumento per far esistere ciò che altrimenti resterebbe perduto. Invece di soccombere al vuoto, lo riempio con le parole, con l’immagine di un prato fiorito o di un cielo stellato. La poesia non fa sparire il dolore, ma lo trasforma, lo rende sopportabile e gli dà un senso, un valore estetico che prima non aveva. È una forma di cura che pratico su me stessa.

Nella poesia parli di un ‘palco’ e di un pubblico assente. Che ruolo gioca la solitudine nel tuo processo creativo?

Romina Ludovico: La solitudine è la condizione essenziale della poesia. Il palco è il mio spazio sacro, il luogo in cui posso essere completamente onesta con me stessa, senza filtri. Ammirare la persona amata da un palco immaginario significa che quell’amore è diventato una parte talmente importante di me da essere celebrato anche in sua assenza. È un modo per dire che l’arte non ha bisogno di conferme esterne per esistere.

Un’immagine forte è quella della luna che ‘illumina i miei occhi che guarderanno i suoi’. È una speranza o una metafora di qualcos’altro?

Romina Ludovico: È entrambe le cose. È la speranza che, anche solo per un istante, in qualche modo, i nostri sguardi possano incontrarsi di nuovo, magari non nella realtà, ma nell’intimità del cuore. Ma è anche una metafora del potere dell’immaginazione. La poesia ci permette di creare questi incontri, di rendere possibile l’impossibile. La luna è l’intermediario magico che fa accadere tutto questo.

Quando scrivi versi come “ti scrivo amore che non c’è e forse mai più tornerai”, c’è un’emozione specifica che ti guida? È un’emozione che senti ancora oggi?

Romina Ludovico: C’è un’emozione che mi guida in ogni poesia, ma non è quasi mai un’unica emozione, piuttosto un insieme complesso di sentimenti. In questo verso c’è la malinconia del ricordo, ma anche l’onestà di accettare che un amore possa non tornare. È un’emozione che mi appartiene ancora, perché la capacità di accogliere la tristezza con onestà è diventata parte di me.

La voce che parla dal cuore

Il dialogo con Romina Ludovico ci ha condotti al cuore della sua arte: una poesia che non si limita a descrivere, ma che agisce e trasforma. Con i suoi versi, Romina ci ricorda che l’ispirazione non è un dono per pochi, ma un atto di profondo ascolto e di coraggio. Romina, con la sua voce delicata ma salda, ci insegna che, in un mondo che spinge alla fretta, la vera resistenza sta nel dare tempo alle emozioni, nel trasformare l’assenza in versi e nel trovare, anche in un palcoscenico solitario, il coraggio di dire la verità.

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Corrado Borgh
Scritto daCorrado Borgh

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