
Se siamo ancora vivi introduce sin dalle prime righe un romanzo che sceglie di raccontare la fragilità umana attraverso una storia che mescola ironia, tormento e un romanticismo quasi disperato. Marilù S. Manzini costruisce un intreccio in cui la vita e la morte diventano temi che si guardano da vicino, avanzando insieme lungo un percorso che sorprende per intensità emotiva e stile diretto. Il lettore scopre un racconto che non vuole solo intrattenere, ma vuole anche portare uno sguardo nuovo su ciò che significa ritrovare se stessi quando tutto sembra perduto. È un romanzo che sa avvicinare anche chi non è abituato a leggere storie che toccano dolore, solitudine e rinascita, perché lo fa con una leggerezza intelligente che riesce a non pesare mai.
Il protagonista, Alex Goodnight, è uno scrittore diventato famoso grazie a romanzi rosa che vendono milioni di copie. La sua vita però non assomiglia affatto alle storie perfette che racconta ai suoi lettori. Dietro la facciata luminosa e rassicurante del successo, nasconde una sofferenza profonda che lo corrode e lo allontana dal mondo. Manzini non lo presenta come un semplice personaggio depresso, ma come un uomo che vive una frattura tra ciò che appare e ciò che prova. Questa frattura lo spinge a considerare il suicidio come atto di libertà, come gesto definitivo in grado di restituirgli il controllo sulla sua esistenza. Alex diventa uno specchio per tutte le persone che si sentono intrappolate in un ruolo che non hanno scelto, schiacciate dalle aspettative e dalla paura di deludere.
La figura di Lexa Sunrise entra nella storia come una presenza destabilizzante. È eccentrica, fragile e forte allo stesso tempo, una donna che vive il mondo da una prospettiva insolita. Dopo due mesi trascorsi in casa per una reclusione volontaria, incontra Alex per caso durante il sopralluogo del grattacielo più alto del mondo. Questo incontro rappresenta l’inizio di un legame che si costruisce nella vulnerabilità e nel riconoscimento reciproco. Lexa comprende la solitudine di Alex perché vive una solitudine simile, anche se diversa nelle motivazioni. Tra i due nasce un dialogo che non ha bisogno di lunghe spiegazioni, perché ognuno percepisce nell’altro una ferita compatibile con la propria. L’autrice mostra come due vite in bilico possano trovare equilibrio proprio grazie alle fragilità che sembrano minacciarle.
Il romanzo alterna momenti profondamente drammatici a scene che fanno sorridere grazie a un umorismo particolare, quasi nevrotico, che alleggerisce senza screditare il dolore. Questo equilibrio è uno dei punti di forza della narrativa di Manzini. Il lettore non si sente mai oppresso dalla gravità dei temi. Viene accompagnato con delicatezza nella comprensione dello stato emotivo dei personaggi. La storia procede con una fluidità naturale, come se ogni parola fosse necessaria per avanzare verso una nuova consapevolezza.
Alex non appare come un eroe tradizionale. È stanco, confuso, ironico e lucido allo stesso tempo. La sua voce interiore parla con una sincerità che sorprende. Sa che il successo gli ha costruito una gabbia. Sa che il pubblico lo vede come un autore capace di raccontare l’amore perfetto mentre lui non riesce a trovarlo nella propria vita. Questo contrasto crea un ritratto umano potente, che permette al lettore di riconoscere sentimenti autentici dietro l’apparenza. Manzini riesce a far emergere la frattura tra immagine e realtà senza mai cadere in banalità o semplificazioni.
Lexa diventa un contrappunto fondamentale. È una donna che vive il mondo attraverso una sensibilità particolare, capace di oscillare tra entusiasmo e fragilità estrema. La sua presenza porta nella storia una luce che però non cancella mai il buio. Al contrario, lo rende visibile. Lexa e Alex non si salvano l’un l’altra, ma trovano uno spazio condiviso per rimanere in piedi durante il percorso che precede ciò che credono sarà l’ultimo atto. I loro dialoghi sono intensi, a volte surreali, altre volte profondamente realistici. È proprio questa alternanza a creare una storia che rimane impressa.
Manzini non teme di affrontare il tema del suicidio con una scrittura empatica e rispettosa. Non cerca di semplificare le motivazioni dei personaggi. Non mostra soluzioni facili. Offre invece un punto di vista che permette di comprendere gli abissi interiori senza mai giudicare. Questo approccio rende la narrazione più matura e più vicina alle esperienze reali di chi vive momenti di sconforto profondo. Il romanzo diventa così non solo una storia d’amore, ma anche una riflessione sulla vita, sulla solitudine e sulle possibilità di rinascita.
Il contesto del grattacielo più alto del mondo contribuisce a costruire un’atmosfera sospesa, quasi irreale. Manzini utilizza questo luogo come simbolo. Rappresenta la distanza tra ciò che i protagonisti mostrano e ciò che sono. Rappresenta la caduta temuta e desiderata. Rappresenta anche lo spazio in cui due persone imparano a guardarsi con onestà. Il grattacielo diventa un ambiente narrativo che amplifica le emozioni, rendendo ogni scena più intensa.
L’evoluzione del rapporto tra Alex e Lexa non segue un percorso lineare. Non c’è un innamoramento improvviso. Non c’è la ricerca ossessiva di un lieto fine. Ci sono due persone che cercano di capire se esiste una ragione per continuare a vivere. Questo rende il romanzo più autentico. Il lettore vede la fatica dei personaggi e la loro speranza fragile. Ogni passo compiuto dai protagonisti diventa un movimento verso una forma di riconoscimento che li aiuta a respirare.
Manzini sa usare la lingua in modo incisivo. Le sue frasi non sono mai pesanti. Sono dirette ma poetiche, ironiche ma precise. Questa cura rende la lettura piacevole anche quando affronta temi difficili. La scrittura diventa un ponte che permette al lettore di entrare nelle emozioni dei personaggi senza sentirsi schiacciato. È un equilibrio raro, che contribuisce a rendere il romanzo adatto a chi cerca storie intense ma accessibili.
Uno degli aspetti più riusciti della storia è la capacità di creare una relazione credibile tra due persone molto diverse. Alex porta il peso del successo e della finzione. Lexa porta il peso di una sensibilità che non trova spazio nel mondo. La loro unione non è romantica nel senso tradizionale. È umana. È un incontro di solitudini che provano a sostenersi. Il lettore percepisce la tenerezza e il dolore. Percepisce la forza che nasce dal condividere ciò che fa più paura.
Il romanzo parla anche di identità. Alex deve liberarsi dalla maschera che il pubblico gli ha cucito addosso. Lexa deve ritrovare il proprio posto nel mondo. Entrambi devono imparare a guardarsi con onestà. La loro storia diventa una metafora di tutte le persone che vivono divise tra ciò che mostrano e ciò che provano. Il lettore trova così una connessione profonda, perché la fragilità raccontata è universale.
Con il procedere della narrazione, il tema della rinascita prende uno spazio crescente. I due protagonisti non sanno se riusciranno a salvarsi. Ma sanno che per la prima volta non sono soli. Questo crea un movimento emotivo forte. Manzini non forza nulla. Lascia che i personaggi trovino da soli il ritmo dei loro passi. La storia si sviluppa con naturalezza, regalando momenti intensi che restano nella memoria.
Uno degli elementi più affascinanti è l’umorismo definito “nevrocomico”. L’autrice utilizza una comicità che nasce dal disagio, dalle contraddizioni e dalle follie quotidiane. Questo tono rende la storia più leggera e più profonda allo stesso tempo. Il lettore può sorridere mentre affronta temi che normalmente pesano. Questo equilibrio è uno dei motivi che rendono il romanzo unico nel panorama italiano contemporaneo.
Il finale non è una risposta definitiva. È una direzione. È una possibilità. È uno spazio aperto. Manzini invita il lettore a considerare la speranza come un movimento, non come un traguardo. Alex e Lexa diventano simboli di una resistenza fragile ma reale. Rimangono nella mente a lungo dopo l’ultima pagina, perché rappresentano la lotta quotidiana per restare vivi.
Il romanzo lascia una scia emotiva forte, perché riesce a parlare del dolore senza giudicare e dell’amore senza idealizzare. La storia di Alex e Lexa mostra come la fragilità possa diventare un punto di contatto e non una condanna. Manzini costruisce un racconto che accompagna, che ascolta e che offre un modo nuovo di guardare alle ombre interiori. È un libro che invita a riflettere e a sentire. Un libro che permette ai lettori di avvicinarsi al tema della rinascita con consapevolezza e delicatezza.
CODICE: SZ0566









