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Ripley sott’acqua: ambiguo e letale

Ripley sott’acqua: ambiguo e letale

Ambiguo e letale è l’andamento che caratterizza Ripley sott’acqua di Patricia Highsmith, quinto e ultimo capitolo della celebre saga di Tom Ripley. La narrazione ci trova con Tom ormai ambientato in una villa elegante nei pressi di Fontainebleau: una moglie innamorata, un grosso conto in banca e, apparentemente, nessuna traccia dei trascorsi loschi che l’hanno segnato. Ma è proprio questo equilibrio fragile che la Highsmith sceglie come palcoscenico per il crollo: quando l’eccentrico vicino David Pritchard sospetta l’origine illecita della felicità di Tom, inizia una spirale fatta di pedinamenti, inganni e cadaveri sepolti sul fondo di un canale.

Questo romanzo è un capolavoro di suspense interiorizzata: Highsmith non punta solo sui colpi di scena, ma sul disagio latente, sull’onda incessante della menzogna, del disfacimento dell’identità e della tensione morale che Tom ha inventato e da cui non riesce a sfuggire. Per il lettore che si accosta al testo, è fondamentale cogliere che il vero nemico non è solo chi indaga — Pritchard — ma la coscienza di Tom stessa, o meglio, l’assenza di coscienza. In questo libro, la libertà apparente di Ripley è un illusorio rifugio che rischia sempre di frantumarsi.

A livello di stile, la Highsmith conferma la sua maestria nel tratteggiare un personaggio che è affascinante e ripugnante insieme. Tom Ripley non è solamente un protagonista negativo: è un ingegnere del proprio destino, un manipolatore che ha saputo costruire una vita dorata grazie a crimini e bugie. Eppure il romanzo non lo condanna con retorica: la forza della narrazione sta nel renderlo complice del lettore, nel farci guardare con lui e dentro di lui la villa, i soldi, i sospetti, con un distacco gelido che diventa angoscia. (“Il tocco geniale di Highsmith sta nel renderci complici della fredda logica di Ripley.”)

Dal punto di vista della trama, la struttura è solida. Il lettore ritrova Tom in una fase di apparente stabilità, ma l’ingombrante presenza del passato riemerge tramite Pritchard, le indagini, la scoperta di un cadavere che Tom vorrebbe rimanesse per sempre nascosto. L’ambientazione è europea, elegante, sofisticata — Fontainebleau, Marocco — ma anche dominata dalla tensione. Il contrasto tra lusso e paura, ricchezza e crimine è reso con efficacia. Ma la Highsmith non si limita all’esterno: le paure interne, le menzogne accumulate, gli equivoci morali, costituiscono il tessuto narrativo autentico.

Per chi non ha familiarità con la saga di Ripley, è utile sapere che questo volume può essere letto come storia autonoma: nonostante faccia parte di una serie, le informazioni essenziali vengono fornite perché il lettore possa seguire la vicenda senza necessitare di tutti i tre/quattro volumi precedenti. Secondo la scheda editoriale e le recensioni italiane, Ripley sott’acqua è pubblicato come quinto romanzo della serie (1955-1991) e il suo status di conclusione lo rende auto-contenuto in parte. Tuttavia, chi conosce Tom Ripley da prima coglierà con maggior pienezza il peso della sua storia, le cicatrici che porta, gli inganni precedenti che rendono questa resa dei conti ancora più intensa.

Dal mio punto di vista di recensore per chi si accosta alla lettura, consiglio questo romanzo soprattutto a chi ama i thriller psicologici dove il male non è solo esterno ma abita dentro. La scrittura è elegante, l’ambientazione internazionale e l’equilibrio tra introspezione e azione è ben calibrato. Se cerchi un ritmo frenetico e colpi di scena continui potresti comunque sentirti meno “scosso” che in un giallo tradizionale, perché qui l’assassinio è strato dopo strato, piuttosto che esplosione improvvisa. Ma proprio per questo l’esperienza è più sottile e potente: è inquietudine persistente.

Tra i punti di forza metto in evidenza la caratterizzazione di Tom Ripley come personaggio complesso e disturbante, e l’ambientazione raffinata che contrasta con la brutalità delle azioni. Anche il tema della verità e dell’identità trova qui una declinazione originale: chi è Tom Ripley realmente? Cosa succede quando l’innocenza apparente diventa ricordo, costruzione, trappola? Highsmith lascia pochi spazi al conforto e molti alla tensione morale.

Il romanzo può risultare complesso per alcuni lettori. Chi non ama i thriller psicologici potrebbe trovarlo troppo introspettivo e meno dinamico del previsto. Se cerchi storie con un finale chiuso e definito, potresti percepire una certa ambiguità e una sensazione di “irrisolto”. Highsmith non offre una distinzione netta tra bene e male, ma crea personaggi immersi in zone grigie e moralmente complesse. Tom Ripley si muove tra la colpa e l’innocenza, oscillando costantemente tra il ruolo di vittima e quello di carnefice. La sua esistenza è una gabbia dorata, un equilibrio fragile tra la vittoria apparente e la prigione interiore che ha costruito da sé.

Chi non ha letto i precedenti volumi della saga potrebbe perdere alcuni dettagli importanti sulla storia passata di Ripley. Le allusioni al suo passato hanno infatti un peso decisivo sulle azioni e sulle paure che animano il protagonista in questo capitolo. Tuttavia, anche senza conoscere i libri precedenti, la tensione e l’atmosfera restano potenti e coinvolgenti. Il romanzo vive di sottintesi, di sguardi, di silenzi che suggeriscono più di quanto dicano apertamente le parole. È un’esperienza narrativa che richiede attenzione e sensibilità, ma ripaga con profondità e inquietudine duratura.

Consiglio di leggere questo romanzo con calma, lasciando che l’atmosfera si costruisca poco a poco, attraverso dettagli precisi e intensi. Ogni elemento – la villa, la moglie, il vicino curioso, i viaggi in Marocco – contribuisce a creare tensione e introspezione. La scoperta del cadavere diventa un punto di svolta che illumina il tema centrale dell’opera. Nulla è solo ambientazione: ogni scena riflette la fragilità delle maschere che i personaggi indossano per sopravvivere. La villa rappresenta la copertura che lentamente crolla, svelando il peso dei segreti nascosti per anni. La mente di Ripley tenta invano di nascondersi, ma il tempo deforma la verità fino a renderla irriconoscibile.

Durante la lettura, chiediti a quale prezzo si compra davvero la tranquillità e quanto dura prima di svanire. Ogni capitolo ti spinge a riflettere su cosa rimane quando quel prezzo è stato pagato fino in fondo. È una lettura che invita a sostare, a respirare tra le righe e a osservare la lenta discesa verso l’inquietudine. Più che un thriller, è un viaggio interiore travestito da indagine, dove ogni dettaglio conta e nessuno è innocente.

Infine, a chi consiglio questo libro? A chi ha già un po’ di familiarità con i thriller psicologici o la serie Tom Ripley, certo, ma anche a chi vuole una lettura “intelligente” che va oltre l’intrigo. Se sei pronto a entrare in un gioco morale senza vincitori evidenti, questo romanzo è per te. Se invece cerchi pura evasione o un climax ad alto volume, potresti magari scegliere un titolo differente.

Anno di pubblicazione: 1991 (versione originale), edizione italiana da Bompiani traducendo da Hilia Brinis.
Edizione attuale: pubblicata da La Nave di Teseo nel 2021 in Italia (400 pagine circa).

Leggere Ripley sott’acqua significa infilarsi in un mondo in cui la perfezione apparente rivela crepe nascoste. È un invito a guardare oltre la facciata, a chiedersi cosa accade quando il colpevole vive libero e il detective diventa minaccia. Highsmith non offre risposte semplici, ma lascia la ferita dell’inquietudine: e questa è parte del suo genio.

Ripley sott’acqua” è disponibile nelle principali librerie online e fisiche. In Italia, può essere trovato su AmazonLibraccio, e Feltrinelli. È disponibile sia in formato cartaceo che digitale, permettendo a tutti di accedere facilmente a questa affascinante lettura.

CODICE: SZ0545

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