domenica, 15 Marzo 2026
info@borgh.it
Interviste

Pellegrino Graziano, il professore che mappa l’invisibile

Pellegrino Graziano, il professore che mappa l'invisibile

Il nostro ospite di oggi è Pellegrino Graziano, un uomo che ha saputo tessere con maestria i fili del passato e del presente. Come insegnante di latino e greco, Rino fa dialogare le lingue antiche. Le usa per affrontare le sfide attuali. Oltre l’università, è documentarista. Collabora attivamente con il coro “Estro Armonico”. I suoi amici e studenti lo chiamano Rino. Autore di “Geografie dell’Invisibile” , una raccolta che definisce come “cartografia dell’anima” che ci accompagna in un viaggio attraverso i “paesi senza mappe” della nostra interiorità..

 In questa intervista, Pellegrino Graziano condivide la sua visione della scrittura come ponte tra dolore e bellezza , come strumento di resistenza in un’epoca che “ha rubato il tempo alla creazione”, e come via per trasformare il particolare geografico nel “universale umano”.

Presentati a chi non ti conosce.

Sono Pellegrino Graziano, nato a Salerno il primo maggio del 1962. Sono un insegnante di latino e greco al Liceo Classico “F. De Sanctis” della mia città, dove da anni cerco di trasmettere ai giovani non solo la grammatica delle lingue antiche, ma soprattutto la loro capacità di illuminare il presente. Ho un dottorato in Filologia Classica conseguito alla Sapienza di Roma, ma la mia formazione non si è mai fermata ai libri: sono anche documentarista, ho curato progetti sulla religiosità popolare e i miti della mia terra, e collaboro attivamente con il coro “Estro Armonico” di Salerno.

Scrivo sotto il nome di Pellegrino Graziano, ma spesso mi firmo semplicemente “Rino” – è così che mi conoscono gli amici e i miei studenti. Sono un uomo del Sud che ha fatto della propria appartenenza geografica non un limite, ma una chiave per comprendere l’universale umano.

Cos’è la scrittura per te?

La scrittura per me è cartografia dell’anima. Come spiego nella mia raccolta, concepiamo spesso l’interiorità come un territorio da esplorare, mappare, attraversare. Scrivo perché credo che esistano “paesi senza mappe” – il lutto, la solitudine, l’amore perduto, il tempo, – che hanno bisogno di essere raccontati per essere compresi.

Come dice una mia poesia: “La poesia nasce dal dolore che si annida nelle costole e respira con te”. Scrivo perché ho imparato che anche le ferite più profonde possono diventare bellezza, che il passato è “solo un racconto scritto con inchiostro che sbiadisce” e noi possiamo sempre riscrivere il finale. La scrittura è il ponte tra quello che sono stato e quello che diventerò, è la voce che sussurra: “Anche questo dolore può diventare bellezza.”

Per me scrivere significa anche resistere. In un’epoca che ha “rubato” il tempo necessario alla creazione, che ci impone l’illusione dell'”tutto è possibile”, io cerco di coltivare il mio “giardino fragile”, quello spazio di contemplazione dove ancora è possibile fermarsi e dare senso al cammino.

Raccontami la tua vita.

La mia è stata una vita di studio e passione. Nato a Salerno in una famiglia che mi ha trasmesso l’amore per la cultura, ho sempre sentito il richiamo delle radici classiche. Dopo la laurea con lode in Lettere Classiche, il dottorato alla Sapienza di Roma mi ha formato come ricercatore, ma ho sempre saputo che la mia strada era l’insegnamento.

Tornato a Salerno, ho iniziato la mia carriera al Liceo De Sanctis, dove insegno da decenni. Ma non mi sono mai limitato alla cattedra: ho realizzato documentari sui miti e sulla religiosità popolare della Valle dell’Irno, ho partecipato a progetti contro la dispersione scolastica e il bullismo, creando anche il cortometraggio “Risvegli” sulla violenza di genere.

La musica è sempre stata parte della mia vita: canto nel coro “Estro Armonico” e ho scritto e rappresentato il dramma “I sogni di Ulisse”. Ho pubblicato  due raccolte di racconti – “Correspon_dance” con Pathos Edizioni, presentato al Salone del Libro di Torino 2025 – e “Il Giardino delle Verità Perdute“. Ho anche partecipato con successo al Concorso Nazionale di Poesia Dantebus.

Ma forse ciò che definisce meglio la mia vita è il desiderio costante di essere un ponte: tra antico e moderno, tra Salerno e il mondo, tra le ferite del passato e le possibilità del futuro.

Di cosa parla il tuo nuovo libro “Geografie dell’Invisibile”?

“Geografie dell’Invisibile” è un viaggio negli spazi dell’anima che non compaiono sulle mappe convenzionali. È una raccolta che naviga tra registri diversi – dal sonetto classico al verso libero moderno – perché ogni emozione ha bisogno della sua forma per essere detta.

I nuclei centrali sono il tempo e la memoria, il lutto come metamorfosi, l’amore nelle sue diverse declinazioni. In “A mio padre” esploro come i morti “restano nei dettagli”, come il lutto diventi geografia dell’invisibile per eccellenza. In “Il Giardino dell’Attesa” l’amore si rivela come “mancanza necessaria”, “seme d’oro che germoglia nel silenzio del cuore”.

Ma c’è anche lo sguardo sociale e l’autoironia. In “Poeta” descrivo senza retorica la condizione di chi scrive oggi: “Ci sono sere che la luce cade / Come una mano stanca sulle cose”. La “Litania del Santo Dubbio” trasforma lo scetticismo in forma di fede più autentica.

E poi c’è Salerno, la mia terra, che non è folklore ma sostanza identitaria. La “reggia di Arechi” e il porto diventano figure dell’anima prima che luoghi fisici, perché come scrive la critica, sono “un poeta radicato nel proprio paesaggio, capace di trasfigurare il particolare geografico in universale umano”.

Il libro si propone come “un viaggio verso la comprensione profonda dell’esistere”, dove ogni poesia è una tappa di questo cammino di conoscenza.

Cosa dobbiamo aspettarci da te quest’anno?

Quest’anno sarà un anno di condivisione e approfondimento. “Geografie dell’Invisibile” è in corso di pubblicazione e vorrei portare quest’opera il più possibile vicino ai lettori, attraverso presentazioni che siano veri e propri incontri di dialogo. Mi piace l’idea che la poesia non rimanga chiusa nei libri, ma torni ad essere esperienza condivisa.

Sto lavorando a nuovi progetti di scrittura, continuando quella ricerca che mi ha portato dalle lingue classiche alla poesia contemporanea. C’è in cantiere un nuovo ciclo di poesie che approfondisce il tema del limite come principio estetico, e sto esplorando anche forme di contaminazione tra poesia e multimedialità, forte della mia esperienza nella realizzazione di documentari.

A scuola continuo il mio impegno didattico, ma con rinnovato slancio: la poesia mi ha insegnato che l’insegnamento è anzitutto arte maieutica, capacità di far emergere la bellezza che è già dentro i ragazzi.

E poi ci saranno nuove partecipazioni a concorsi e festival letterari, perché credo nel confronto e nella crescita che deriva dall’incontro con altri autori e con pubblici diversi.

Saluti e ringraziamenti

Ringrazio innanzitutto i miei figli, Claudia e Davide e i miei studenti, che da anni sono i primi lettori delle mie poesie e che mi insegnano ogni giorno che la cultura è viva quando si rinnova nel dialogo. Grazie alle mie colleghe Rossana Santoro e Loredana Inghilleri, che hanno sempre sostenuto i miei progetti anche quando sembravano “diversi” dal percorso tradizionale.

Un grazie profondo va al coro “Estro Armonico” e la maestra Silvana Noschese, da cui ho imparato che la bellezza nasce sempre dall’incontro delle voci, e alla mia Salerno, che continua ad essere la mia prima e più fedele musa ispiratrice.

Grazie a chi ha letto e continua a leggere le mie parole, perché la poesia esiste veramente solo quando diventa esperienza condivisa. Come scrivo in una delle mie poesie: “La vita si vive nel momento che scorre tra le dita come sabbia tiepida, ma la vita si racconta quando ti fermi e dai senso al cammino.”

A tutti voi che vi fermerete a camminare con me in queste “Geografie dell’Invisibile”, grazie per aver scelto di dare senso al cammino insieme. Perché, come recita il verso greco che amo citare: μηδὲνἄγαν – nulla di troppo – ma tutto con intensità e passione.

Ci regali una citazione dalla raccolta “Geografie dell’Invisibile”?

“Anche questo dolore può diventare bellezza”

L’intervista a Pellegrino Graziano ispira. La cultura è uno strumento di connessione. La sua vita è un ponte costante. Unisce antico e moderno. Connette le ferite del passato. Collega il passato alle possibilità del futuro.. Le sue parole ci insegnano che il dolore può diventare bellezza e che l’insegnamento è, prima di tutto, un’arte maieutica. Il suo impegno a scuola e nei progetti artistici rivela la sua convinzione che la cultura sia viva solo quando si rinnova nel dialogo. Come lui stesso sottolinea, parafrasando un verso greco, la sua filosofia è quella del “nulla di troppo” ma vissuto con “intensità e passione”. Grazie a Pellegrino Graziano per averci fatto viaggiare. Ci ha invitato a percorrere le “Geografie dell’Invisibile”. Ci ha ricordato che la poesia esiste pienamente. Lo fa quando diventa un’esperienza condivisa

Corrado Borgh
Scritto daCorrado Borgh

Lascia un commento