
Menzogna e sortilegio è il titolo del primo romanzo di Elsa Morante. In questo articolo approfondiamo il significato, i temi e lo stile di Menzogna e sortilegio, fornendo una chiara consapevolezza a ogni lettore comune. Il romanzo, pubblicato nel 1948 da Giulio Einaudi Editore, fu scritto tra il 1943 e l’anno stesso dell’uscita e si rivelò un esordio inaspettato e potente nella letteratura italiana del Novecento, tanto da conquistare il Premio Viareggio ex aequo con I fratelli Cuccoli di Aldo Palazzeschi.
Partiamo dalla trama: la voce narrante è Elisa, figlia di Anna—colei che vive al centro delle vicende. Attraverso ricordi e riflessioni, Elisa ripercorre le storia della propria famiglia per due generazioni, in un meccanismo narrativo profondamente melodrammatico che richiama i romanzi ottocenteschi ma ambientato in Sicilia tra fine Ottocento e inizi Novecento.
Anna, figlia di Cesira e del nobile decaduto Teodoro Massia di Corullo, si innamora del ricco e capriccioso cugino Edoardo Cerentano. Il loro rapporto è mosso da desiderio e umiliazione, costellato da un amore morboso. Edoardo, dopo un breve tormento sentimentale, si ammala di tisi e scompare, spingendo Anna, disperata e in difficoltà economiche, a sposare Francesco De Salvi, un finto barone che ama senza essere ricambiato.
Da questo matrimonio nasce Elisa. Ma Anna resta ancorata al ricordo di Edoardo e trascura figlia e marito. Unica figura positiva della storia è Rosaria, prostituta allegra e innamorata di Francesco. Lei accoglie la bambina quando Anna crolla nella follia dopo la scoperta della morte di Edoardo e dopo la tragedia che coinvolge Francesco.
Elsa Morante, lontana dalle correnti del neorealismo, sceglie uno stile barocco, descrittivo, ricco di digressioni e ambientazioni che fondono favola e realtà dura. Questo stile “antimoderno”, come è stato definito, riflette una volontà di rendere il racconto inattuale e di collocare i personaggi tra gli “inetti” della letteratura moderna.
Il titolo, Menzogna e sortilegio, sintetizza la doppia anima del romanzo: la menzogna come inganno reale o autoinganno, e il sortilegio che incatena i protagonisti nelle illusioni. I personaggi vivono in una sorta di maledizione familiare, generazionale, radicata in bugie, attese mancate e autoinganni.
Il personaggio di Elisa merita attenzione: orfana e introversa, riflettente, vive in una stanza, scrive per dare senso ai fantasmi della sua famiglia. Il suo sguardo è nitido, mistico e rievocativo. Il romanzo inizia proprio con il suo isolamento e la descrizione della sua figura riflessa negli specchi.
Qui le atmosfere fiabesche sfociano nel tragico. Anna resta intrappolata nella propria follia amorosa, sfocia nella psicosi; Francesco muore in un incidente; Elisa perde anche Rosaria. Solo nel finale la bambina trova accoglienza nella donna che rappresenta la compassione, la concretezza e l’amore non idealizzato .
Questo romanzo è una grande opera di analisi psicologica, narrazione introspettiva e denuncia delle differenze sociali e dei legami familiari. Morante usa Dante e il mito del sortilegio per svelare i legami tra fantasia e realtà, tra fallimento sociale e degrado affettivo .
L’impatto critico fu immediato e polarizzante. Critici come Giacomo Debenedetti e Georg Lukács lo elogiarono come una delle massime espressioni del romanzo moderno. Altri lo criticarono per la lunghezza (circa 700 pagine), lo stile considerato “passato” e la trama ritenuta confusa .
Morante, che tra il 1943 e il 1947 scrisse la prima stesura intitolata Storia di mia nonna, scelse intitolare l’opera come fu poi pubblicata nel 1948. La pubblicazione avvenne grazie all’interessamento di Natalia Ginzburg ed Einaudi.
In conclusione, Menzogna e sortilegio è un’opera potente e stratificata. Porta il lettore in un Meridione sospeso tra leggenda e realtà, dentro le trame familiari, le illusioni, le illusioni d’amore, le menzogne. È un viaggio tra quattro protagonisti: Elisa, Anna, Francesco e Rosaria. Tutti uomini e donne che vivono un destino segnato dalla finzione.
Fusione dell’immaginazione e della realtà
In questo ultimo passaggio, il romanzo si rivela un’operazione letteraria magistrale. Morante amalgama atmosfere neogotiche e tensioni interiori, generando un’opera che resta tra le più memorabili del Novecento italiano. La potenza narrativa risiede nella contrapposizione tra vuoto affettivo e ricchezza immaginativa: il lettore è coinvolto nei silenzi, nei fantasmi, nelle speranze di personaggi che vivono sospesi tra verità e inganno.
CODICE: SZ0339
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