
Ci sono cose che continuiamo a rimandare senza nemmeno rendercene conto. Non parlo soltanto degli impegni che annotiamo su un’agenda o delle faccende che promettiamo di sbrigare il giorno dopo. Ci sono anche altre cose, più difficili da scrivere in una lista. Una telefonata che vorremmo fare da tempo. Un amico che non sentiamo da mesi. Un libro acquistato con entusiasmo e lasciato sul comodino. Una passeggiata che continuiamo a rimandare perché abbiamo sempre qualcosa di più urgente da fare.
Pensiamo spesso che ci sarà un momento migliore.
Quando avremo più tempo. Quando saremo meno stanchi. Quando avremo risolto tutti gli altri problemi. Quando arriverà la stagione giusta, il giorno giusto o semplicemente l’umore giusto.
E così aspettiamo.
Il problema è che il momento perfetto raramente arriva. La vita continua a riempirsi di impegni, di appuntamenti e di cose che sembrano richiedere la nostra attenzione prima di tutto il resto. Ogni giorno porta con sé qualcosa di nuovo da fare e ciò che avevamo deciso di rimandare continua a scivolare un po’ più avanti.
Domani.
La prossima settimana.
Quando avrò tempo.
Sono parole che conosciamo bene. Le pronunciamo quasi automaticamente, senza pensare che, qualche volta, quel domani potrebbe non essere molto diverso da oggi. Continueremo ad avere impegni, continueremo a sentirci stanchi e probabilmente troveremo nuove ragioni per rimandare ancora.
Forse non è nemmeno colpa nostra.
Viviamo in un tempo nel quale abbiamo imparato a considerare urgente quasi tutto. Ogni messaggio sembra richiedere una risposta immediata, ogni richiesta deve essere affrontata rapidamente e ogni giornata sembra avere bisogno di essere riempita fino all’ultimo minuto. In mezzo a tutto questo, le cose che riguardano davvero noi stessi finiscono spesso per perdere la priorità.
Una passeggiata può aspettare.
Un libro può aspettare.
Una telefonata può aspettare.
Anche noi possiamo aspettare.
Eppure, se ci fermiamo a pensarci, molte delle cose che rimandiamo sono proprio quelle che ci farebbero stare meglio. Non sempre si tratta di decisioni importanti. A volte è qualcosa di molto semplice. Preparare quella cena che abbiamo promesso a qualcuno. Andare a vedere un luogo della nostra città nel quale non siamo mai entrati. Riordinare una vecchia scatola di fotografie. Scrivere qualche pagina. Sedersi in silenzio senza fare nulla.
Non sono attività urgenti.
Forse proprio per questo rischiano di non accadere mai.
L’urgenza ha una forza particolare. Ci convince che tutto ciò che richiede attenzione immediata sia necessariamente più importante di ciò che può aspettare. Ma non sempre è così. Ci sono cose importanti che non fanno rumore. Non arrivano con una scadenza e non mandano notifiche. Rimangono semplicemente lì, in attesa che troviamo il tempo per loro.
E noi continuiamo a dire: prima o poi.
Mi sono chiesto molte volte quante cose della nostra vita restino sospese proprio per questo motivo. Quante persone avremmo voluto chiamare e non abbiamo chiamato. Quanti progetti abbiamo lasciato in un cassetto perché aspettavamo di sentirci più preparati. Quanti luoghi vicini a noi non abbiamo mai visitato perché pensavamo che sarebbero rimasti lì per sempre.
Abbiamo una strana fiducia nel tempo.
Ci comportiamo come se fosse sempre disponibile. Come se potessimo recuperare in qualsiasi momento ciò che abbiamo lasciato indietro. Pensiamo che una persona sarà ancora lì quando decideremo di cercarla. Che avremo ancora la stessa energia per iniziare qualcosa. Che avremo sempre un’altra estate, un altro autunno, un’altra occasione.
Naturalmente, molte volte è davvero così.
Possiamo chiamare quella persona anche domani. Possiamo iniziare un progetto tra un mese. Possiamo leggere quel libro quando finalmente avremo qualche giornata più tranquilla. Ma non possiamo esserne certi. E forse non è necessario trasformare questo pensiero in qualcosa di triste. Può semplicemente aiutarci a dare un valore diverso al presente.
Non per vivere con l’ansia di dover fare tutto subito.
Sarebbe impossibile.
Ma forse per imparare a distinguere ciò che possiamo tranquillamente rimandare da ciò che stiamo rimandando soltanto per abitudine o per paura.
Perché anche la paura, qualche volta, si nasconde dietro il rinvio.
Rimandiamo una conversazione perché temiamo quello che potremmo ascoltare. Rimandiamo una scelta perché non siamo sicuri delle conseguenze. Rimandiamo un progetto perché abbiamo paura di scoprire che non siamo capaci. Rimandiamo un incontro perché non sappiamo più come comportarci con quella persona.
Dire che non abbiamo tempo può essere più semplice.
Il tempo diventa una spiegazione accettabile, una ragione che nessuno può contestare. Siamo tutti occupati. Tutti abbiamo qualcosa da fare. Ma qualche volta, se fossimo completamente sinceri con noi stessi, dovremmo ammettere che il problema non è soltanto il tempo.
È quello che quella cosa rappresenta.
Fare una telefonata può significare riaprire una parte della nostra vita che avevamo lasciato chiusa. Cominciare a scrivere può significare mettersi davvero alla prova. Incontrare qualcuno può costringerci ad affrontare parole che abbiamo evitato per troppo tempo.
Rimandare ci protegge.
Almeno per un po’.
Ci permette di mantenere tutto nello stesso punto. Finché non prendiamo una decisione, ogni possibilità rimane aperta. Possiamo continuare a immaginare che un giorno faremo quella cosa, senza dover affrontare il rischio di scoprire come andrà davvero.
Ma anche le possibilità non vissute, con il tempo, cambiano.
Alcune scompaiono.
Altre diventano rimpianti.
Altre ancora restano semplicemente domande alle quali non avremo mai una risposta.
Forse per questo dovremmo imparare a guardarci dentro ogni tanto e chiederci: che cosa sto continuando a rimandare?
Non necessariamente qualcosa di grande.
Anzi, spesso sono proprio le cose più semplici a meritare questa domanda.
Una telefonata a una persona cara.
Un messaggio che continuiamo a scrivere e cancellare.
Un’ora da dedicare a qualcosa che ci piace.
Una passeggiata senza una destinazione.
Un libro che ci aspetta da troppo tempo.
Non dobbiamo cambiare tutta la nostra vita in un giorno.
Non dobbiamo recuperare immediatamente tutto ciò che abbiamo lasciato indietro.
Possiamo semplicemente scegliere una cosa.
Una soltanto.
E decidere di non rimandarla ancora.
Forse il cambiamento comincia spesso in questo modo. Non attraverso una grande decisione, ma con un gesto piccolo che interrompe un’abitudine. Siamo abituati a pensare che per modificare qualcosa nella nostra vita serva una forza straordinaria. In realtà, qualche volta basta trovare il coraggio di fare oggi una cosa che avevamo programmato per domani.
Non sempre andrà come immaginiamo.
Quella telefonata potrebbe essere più difficile del previsto. Il progetto che avevamo in mente potrebbe non funzionare. La persona che desideravamo incontrare potrebbe non essere più la stessa che ricordavamo.
Ma almeno sapremo.
L’incertezza, in alcuni casi, può durare molto più a lungo di una risposta.
C’è anche un altro aspetto del rimandare che mi sembra importante. Quando spostiamo continuamente qualcosa nel futuro, rischiamo di convincerci che la vita vera comincerà più avanti. Quando avremo più tempo. Quando avremo risolto un problema. Quando saremo più tranquilli. Quando le condizioni saranno finalmente quelle giuste.
Ma forse la vita non aspetta che tutto sia perfetto.
Accade mentre cerchiamo di sistemare le cose.
Accade nelle giornate confuse, nei periodi nei quali abbiamo troppi impegni e in quelli nei quali non sappiamo esattamente che cosa vogliamo. Accade mentre rimandiamo una decisione e anche mentre troviamo finalmente il coraggio di prenderla.
Aspettare il momento perfetto può significare aspettare troppo.
Questo non vuol dire che dobbiamo vivere impulsivamente. Ci sono decisioni che hanno bisogno di tempo e situazioni nelle quali aspettare è la scelta più saggia. Non tutto deve essere fatto immediatamente. Anche la pazienza ha un valore.
La differenza, forse, sta nel motivo per cui aspettiamo.
Possiamo aspettare perché abbiamo bisogno di capire.
Oppure possiamo rimandare perché abbiamo paura di cominciare.
Sono due cose molto diverse.
Nel primo caso il tempo ci aiuta. Nel secondo rischia di diventare un rifugio.
Settembre è appena iniziato e, come spesso accade all’inizio di un nuovo mese, qualcuno starà facendo programmi. Ci saranno persone che hanno già riempito l’agenda di appuntamenti e altre che stanno pensando alle cose che vorrebbero cambiare nei prossimi mesi.
Io credo che, prima di aggiungere nuovi progetti, potrebbe essere utile guardare ciò che abbiamo già lasciato in sospeso.
Forse non abbiamo bisogno di inventare qualcosa di nuovo.
Forse abbiamo già una risposta.
È nascosta in quella cosa che continuiamo a dire che faremo più avanti.
Naturalmente non tutto ciò che rimandiamo è destinato a diventare importante. Alcune cose, con il passare del tempo, smettono semplicemente di interessarci. Ed è giusto così. Cresciamo, cambiamo idea e comprendiamo che certi desideri appartenevano a una fase diversa della nostra vita.
Anche lasciare andare è una scelta. Ma dovremmo essere noi a decidere. Non lasciare che sia soltanto il tempo a scegliere al posto nostro.C’è una grande differenza tra dire “non lo voglio più” e accorgersi, dopo molti anni, di non averlo fatto soltanto perché abbiamo continuato a rimandare. Forse dovremmo imparare a riconoscere questa differenza.
Non possiamo vivere tutte le possibilità che abbiamo davanti. Non avremo mai abbastanza tempo per fare tutto, incontrare tutti, leggere tutti i libri o visitare tutti i luoghi che vorremmo conoscere. Prima o poi dobbiamo scegliere.
Ma scegliere non significa necessariamente rinunciare alla vita.
Significa decidere quale parte della vita vogliamo davvero vivere.
E allora, forse, oggi possiamo fermarci davanti a una delle tante cose che continuiamo a rimandare.
Non dobbiamo promettere che cambieremo tutto.
Non dobbiamo scrivere una lista di buoni propositi.
Possiamo semplicemente chiederci se quella cosa merita ancora di aspettare.
Forse la risposta sarà sì.
E allora aspetteremo, senza sentirci in colpa.
Ma forse la risposta sarà no.
E allora potremmo prendere il telefono, aprire quel libro, uscire di casa, scrivere quelle prime righe o fare quella domanda che continuiamo a tenere dentro.
Non perché oggi sia un giorno speciale.
Ma perché, forse, non abbiamo bisogno di aspettare un giorno speciale per vivere qualcosa che per noi conta.
Il tempo continuerà a scorrere comunque.
Le giornate si riempiranno di nuove cose da fare e settembre, lentamente, diventerà ottobre. Avremo ancora impegni, ancora preoccupazioni e probabilmente nuove ragioni per dire che non è il momento giusto.
Ma in mezzo a tutto questo possiamo scegliere, almeno qualche volta, di non rimandare.
Non tutto.
Solo ciò che, nel profondo, sappiamo che vorremmo davvero fare.
Forse è questo il modo più semplice per prenderci cura del nostro tempo: non cercare di controllarlo, ma decidere con maggiore attenzione a che cosa vogliamo dedicarlo.
Perché alcune cose possono aspettare.
Altre, forse, ci stanno aspettando da troppo tempo.
E potrebbe essere arrivato il momento di smettere di dire domani.









