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La strada c’è

La strada c’è

Cammino scalzo. Non so dove mi trovo, ma non ho paura. L’asfalto sotto i piedi è tiepido, come se avesse trattenuto un sole che non ho visto. Attorno a me, una città sconosciuta respira piano. È notte, ma tutto è chiaro. I lampioni sospesi sopra le vie tremolano come stelle basse, e mi guidano senza chiedere nulla.

Tengo in mano un foglio. È leggero, ma importante. Il mio nome è scritto sopra — solo che non è la mia calligrafia. È più elegante, più viva, come se qualcuno che mi conosce da sempre avesse deciso di lasciarmi un messaggio.

Cammino ancora, senza una meta, eppure ogni passo sembra già deciso. Un tram passa accanto a me, silenzioso, senza binari. Dentro, gente che ride piano, con quella risata che non disturba ma consola. Mi sorridono come se mi aspettassero. Come se sapessero qualcosa che io ancora ignoro.

La strada mi porta in una piazza. Al centro, un albero. Immenso. Le sue fronde non hanno foglie, ma libri. Centinaia. Migliaia. Oscillano leggeri, come se un vento lento li sfogliasse piano.

Uno cade. Proprio ai miei piedi.
Mi chino. Lo raccolgo.
È caldo. Come se avesse il cuore.

Lo apro. Dentro c’è la mia storia.
Pagina dopo pagina, trovo ricordi che non sapevo di avere. Scelte che non ho fatto. Strade che non ho imboccato, ma che esistono lo stesso — scritte lì, come possibilità. Ogni parola brilla. Ogni frase sembra dirmi: può ancora essere così, se lo vuoi.

Alzo lo sguardo. L’albero mi osserva. Sento che non devo avere fretta.
Questo sogno, capisco, non è solo mio.
È anche per chi si è sentito perso.
Per chi ha camminato al buio aspettando un segno.
Per chi ha creduto che fosse finita e invece era solo una pausa.

Stringo il foglio con il mio nome.
E sorrido.

La città lentamente svanisce, come nebbia al sole.
E nel silenzio prima del risveglio, una voce lieve mi sussurra:

“La strada c’è. Anche se a volte dorme.”

Corrado Borgh

26 luglio 2025

Racconto di Corrado Borgh @Diritti Riservati

Corrado Borgh
Scritto daCorrado Borgh

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