Il filo dei giorni

La domenica delle cose che non facciamo

La domenica delle cose che non facciamo

Ci sono domeniche nelle quali non succede quasi nulla. Ci svegliamo senza una particolare fretta, facciamo colazione più tardi del solito e guardiamo fuori dalla finestra chiedendoci, forse senza nemmeno formularla davvero, che cosa faremo durante la giornata. Non abbiamo appuntamenti importanti, non dobbiamo raggiungere qualcuno, non c’è un programma preciso da rispettare. Le ore sembrano disponibili davanti a noi e proprio questa disponibilità, alla quale durante la settimana aspiriamo continuamente, qualche volta ci mette persino in difficoltà.

Siamo così abituati a riempire il tempo che una giornata vuota può sembrarci quasi un problema da risolvere. Pensiamo a qualcosa da fare, a un posto dove andare, a una persona da incontrare. Se restiamo troppo a lungo in casa, ci viene il dubbio di stare sprecando la giornata. Se non abbiamo prodotto nulla, realizzato nulla o almeno vissuto qualcosa che meriti di essere raccontato, possiamo arrivare a sera con la strana sensazione di non aver fatto abbastanza.

Eppure forse alcune giornate non hanno bisogno di essere riempite.

Forse non tutto il tempo che abbiamo a disposizione deve trasformarsi in qualcosa di utile. Non ogni ora deve produrre un risultato e non ogni giornata deve lasciarci una fotografia, un ricordo particolare o una storia da raccontare. Ci sono momenti che esistono semplicemente per permetterci di rallentare, anche se abbiamo quasi dimenticato che cosa significhi davvero farlo.

La domenica, almeno per molte persone, conserva ancora qualcosa di diverso rispetto agli altri giorni della settimana. Anche quando lavoriamo, quando abbiamo impegni o quando la città continua a muoversi con il suo ritmo abituale, c’è nell’aria una sensazione particolare. Le strade sembrano diverse, alcune serrande restano abbassate e molte persone camminano senza la fretta che accompagna le mattine dei giorni lavorativi. È come se, almeno per qualche ora, il mondo concedesse a se stesso il permesso di respirare diversamente.

Forse dovremmo imparare a farlo anche noi.

Non è facile. Abbiamo costruito le nostre giornate intorno all’idea che il tempo debba essere utilizzato nel migliore dei modi. Organizziamo, programmiamo e cerchiamo di non lasciare nulla al caso. La settimana comincia con una lista di cose da fare e termina spesso con un’altra lista, quella delle cose che non siamo riusciti a fare. Anche il riposo rischia di diventare un impegno. Dobbiamo riposarci bene, divertirci, recuperare energie e approfittare del tempo libero.

Persino il non fare niente, qualche volta, diventa qualcosa che dobbiamo riuscire a fare nel modo giusto.

Ma forse il riposo non ha bisogno di essere programmato.

Forse possiamo semplicemente accettare che una domenica trascorra senza lasciare tracce particolari. Possiamo leggere qualche pagina senza sentirci obbligati a finire il libro. Possiamo uscire a fare una passeggiata senza stabilire una destinazione. Possiamo restare seduti vicino alla finestra a osservare ciò che accade fuori. Possiamo perfino annoiarci per qualche minuto, senza prendere immediatamente in mano il telefono per riempire quel piccolo spazio vuoto.

L’ozio è diventato quasi qualcosa di cui vergognarsi.

Quando qualcuno ci chiede che cosa abbiamo fatto durante il fine settimana, difficilmente rispondiamo con naturalezza: niente. Sembra che dietro quella parola ci sia sempre una piccola giustificazione da aggiungere. Niente di particolare, diciamo. Sono rimasto a casa. Non avevo voglia di fare nulla.

Come se il tempo trascorso senza produrre qualcosa avesse automaticamente meno valore.

Eppure quante delle cose più importanti che pensiamo arrivano proprio quando non stiamo cercando di pensare? Una passeggiata senza meta può farci venire in mente una soluzione che cercavamo da giorni. Un pomeriggio trascorso in silenzio può permetterci di accorgerci di qualcosa che durante la settimana non avevamo avuto il tempo di ascoltare. Perfino la noia può avere una sua utilità, perché crea uno spazio che normalmente riempiamo troppo in fretta.

Viviamo circondati da stimoli continui. Lo schermo ci chiama, arrivano messaggi, notizie e immagini. Possiamo ascoltare qualcosa mentre camminiamo, guardare qualcosa mentre mangiamo e rispondere a qualcuno mentre stiamo facendo altro. Il silenzio è diventato raro e, forse proprio per questo, qualche volta ci mette a disagio.

Quando non accade nulla, siamo costretti a incontrare noi stessi.

Forse è questo il motivo per cui cerchiamo continuamente qualcosa da fare. Finché siamo occupati, non abbiamo molto tempo per chiederci come stiamo davvero. Possiamo rimandare certi pensieri, coprirli con gli impegni e convincerci che ci penseremo quando avremo un momento libero. Poi arriva quel momento e scopriamo di non sapere bene che cosa farcene.

Una domenica senza programmi può allora diventare uno specchio.

Non sempre ci mostra qualcosa che desideriamo vedere. Ci ricorda le persone alle quali non abbiamo telefonato, le cose che continuiamo a rimandare e i pensieri che durante la settimana lasciamo sullo sfondo. Ma può anche restituirci qualcosa di semplice: il piacere di essere dove siamo, senza dover andare immediatamente da qualche altra parte.

Con l’arrivo di settembre questa sensazione diventa forse ancora più evidente. L’estate sta terminando, le vacanze per molti sono già finite e il ritmo delle giornate comincia lentamente a cambiare. Tornano gli appuntamenti, le scuole si preparano a riaprire, il lavoro riprende la sua velocità abituale. Sembra quasi che l’anno ricominci una seconda volta.

E allora questa domenica di inizio settembre può rappresentare un piccolo spazio tra due momenti.

Da una parte c’è l’estate che lentamente si allontana, con le sue giornate più lunghe e quella particolare leggerezza che cerchiamo ogni anno di conservare. Dall’altra parte c’è ciò che ci aspetta nei prossimi mesi, con i suoi impegni, le abitudini e le cose che ancora non sappiamo.

In mezzo ci siamo noi.

E forse non dobbiamo fare nulla di particolare per attraversare questo passaggio.

Siamo spesso portati a pensare che ogni cambiamento richieda una decisione importante. Settembre, per esempio, diventa facilmente il mese dei nuovi progetti, dei buoni propositi e delle cose che vorremmo cambiare. Ci promettiamo che saremo più organizzati, più presenti, più attenti alla nostra salute o più determinati nel realizzare qualcosa che desideriamo.

Tutto questo può essere utile.

Ma forse non abbiamo sempre bisogno di ricominciare.

Qualche volta abbiamo soltanto bisogno di fermarci.

Non per abbandonare ciò che stiamo facendo, ma per capire se la direzione nella quale stiamo andando ci appartiene ancora. La vita tende ad accumulare cose. Accumuliamo oggetti, impegni, contatti, abitudini e perfino pensieri. Ogni anno aggiungiamo qualcosa alla nostra esistenza e raramente ci chiediamo se esiste anche qualcosa che potremmo lasciare andare.

Forse le giornate nelle quali non facciamo nulla servono anche a questo.

A creare un po’ di spazio.

Non uno spazio fisico, ma mentale. Uno spazio nel quale una cosa può finalmente emergere perché non c’è altro che la copra. Una domanda che continuiamo a rimandare. Un desiderio che non abbiamo mai preso sul serio. La consapevolezza che qualcosa, nella nostra vita, non ci rende più felici come un tempo.

Naturalmente non tutte le domeniche portano grandi rivelazioni.

E probabilmente è meglio così.

Non abbiamo bisogno di trasformare ogni momento di quiete in un’occasione per analizzarci profondamente. Possiamo anche semplicemente trascorrere una giornata normale. Preparare il pranzo, sistemare qualcosa in casa, ascoltare la radio o guardare un film che abbiamo già visto altre volte.

La normalità non ha bisogno di essere giustificata.

Forse dovremmo imparare a riconoscere quanto sia preziosa una giornata nella quale non accade nulla di grave e nulla di straordinario. Ci svegliamo, facciamo le nostre piccole cose e arriviamo a sera. Qualcuno potrebbe considerarla una giornata insignificante.

Ma quante giornate della nostra vita sono fatte proprio così?

La maggior parte, probabilmente.

Non viviamo continuamente dentro avvenimenti memorabili. Non ogni giorno incontriamo una persona destinata a cambiarci la vita. Non ogni settimana prendiamo decisioni importanti. La nostra esistenza è costruita soprattutto da una lunga successione di giornate normali.

Ed è proprio qui che forse commettiamo un errore.

Aspettiamo continuamente qualcosa di straordinario e nel frattempo rischiamo di non vedere ciò che abbiamo davanti. Aspettiamo il viaggio, la festa, l’occasione speciale o il momento che ricorderemo per sempre. Ma la vita continua ad accadere anche mentre aspettiamo.

Accade durante una colazione fatta lentamente.

Durante una telefonata con una persona cara.

Mentre prepariamo qualcosa da mangiare.

Durante una passeggiata in una strada che conosciamo già.

Forse la felicità non si presenta sempre con qualcosa di eccezionale. Qualche volta assomiglia semplicemente a una domenica tranquilla nella quale non sentiamo il bisogno di essere altrove.

Questo non significa rinunciare ai sogni, ai progetti o al desiderio di vivere nuove esperienze. Significa soltanto smettere di considerare il presente come una sala d’attesa nella quale dobbiamo restare fino all’arrivo di qualcosa di più interessante.

Il presente è già la nostra vita.

E qualche volta merita di essere vissuto senza aggiungere nulla.

La domenica delle cose che non facciamo potrebbe allora insegnarci qualcosa che durante la settimana dimentichiamo facilmente. Non dobbiamo sempre dimostrare di essere produttivi. Non dobbiamo riempire ogni silenzio. Non dobbiamo trasformare ogni momento libero in un’occasione da sfruttare.

Possiamo anche lasciar trascorrere il tempo.

All’inizio potrebbe sembrarci strano. Potremmo avere la sensazione di dimenticare qualcosa o di perdere un’occasione. Ma forse, dopo un po’, potremmo scoprire che non stavamo perdendo nulla.

Stavamo semplicemente vivendo con un ritmo diverso.

La sera arriverà anche oggi. Le ore che non abbiamo utilizzato per fare qualcosa di importante saranno comunque trascorse. Domani inizierà una nuova settimana e torneremo ai nostri impegni, alle telefonate e alle cose da fare.

Ma forse questa domenica può lasciarci qualcosa.

Non un grande insegnamento.

Non una promessa da mantenere.

Semplicemente il ricordo che non tutto il tempo deve avere uno scopo.

Ci sono momenti che servono proprio perché non servono a niente.

Sono quelli nei quali possiamo respirare senza fretta, ascoltare i nostri pensieri senza cercare subito una risposta e guardarci intorno senza dover trasformare ciò che vediamo in qualcosa di utile.

Forse dovremmo concederci più spesso questo lusso.

Il lusso di una giornata normale.

Di un pomeriggio senza programmi.

Di una passeggiata senza meta.

Di qualche ora nella quale non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, nemmeno a noi stessi.

Settembre continuerà a portarci verso i mesi che verranno. Le giornate cambieranno, la luce sarà diversa e le nostre agende torneranno lentamente a riempirsi. Avremo cose da fare e problemi da affrontare, come sempre.

Ma forse possiamo portare con noi una piccola parte di questa domenica.

La consapevolezza che non siamo soltanto ciò che produciamo.

Non siamo la somma degli impegni che riusciamo a rispettare.

Non siamo soltanto gli obiettivi che raggiungiamo.

Siamo anche le pause.

I silenzi.

Le giornate nelle quali non succede niente.

E forse, proprio in quelle giornate, senza rendercene conto, ritroviamo una parte di noi che durante il resto della settimana avevamo lasciato indietro.

Corrado Borgh
Scritto daCorrado Borgh

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