venerdì, 13 Marzo 2026
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Poesia

Il passo del respiro: dodici soglie interiori sul tempo che resta

Il passo del respiro: dodici soglie interiori sul tempo che resta

Il passo del respiro è una poesia che chiede una lettura lenta. Non invita all’interpretazione immediata, ma alla permanenza. Corrado Borgh costruisce un testo che procede per soglie interiori, dove ogni verso non spinge in avanti, ma accompagna.

Fin dall’incipit, il silenzio non è assenza ma presenza attiva. Entra, ordina, mette distanza. È una forza che riorganizza il paesaggio interiore e inaugura un tempo nuovo, fatto di giorni “nudi, fermi, veri”. Qui la verità non nasce dall’accumulo, ma dalla sottrazione. L’anno, il tempo, la coscienza cominciano spogliandosi.

La poesia attraversa ciò che resta sospeso: parole non dette, attese imparate con cautela, desideri che non chiedono nulla. Borgh lavora su immagini delicate ma precise. La neve sui tetti scuri, la luce che sbaglia strada, il dubbio illuminato per errore. Nulla è cercato con forza. Tutto accade per inclinazione, per lieve spostamento. Anche il movimento, quando arriva, è incerto, ma già commuove.

Uno dei nuclei più forti del testo è il rapporto con il tempo. Il tempo qui non scorre, prende corpo. Cammina accanto al respiro, pesa perché è presente. Non c’è nostalgia dei “giorni buoni”, né l’illusione di un ritorno. C’è piuttosto un riconoscersi possibile, una nuova leggibilità del reale che nasce dopo l’attraversamento della mancanza.

Un elemento strutturale centrale del testo è la sua composizione in quartine autonome. Ogni quartina può essere letta come una poesia a sé, completa e autosufficiente, ma anche come parte di un percorso più ampio. In questa scansione, ogni quartina rappresenta simbolicamente un mese dell’anno. Non in senso narrativo o cronologico, ma emotivo e percettivo. Ogni mese è uno stato, una postura interiore, un modo diverso di abitare il tempo.

Soglia
Attesa
Movimento minimo
Dubbio luminoso
Presenza
Tensione
Resistenza
Vuoto abitato
Riconoscimento
Spogliazione
Interiorità
Sospensione

Questa scelta rafforza l’idea di un anno non lineare, ma circolare. I mesi non avanzano verso una meta, si dispongono come tappe di un ascolto. Alcuni sono immobili, altri più inquieti, altri ancora segnati da una luce improvvisa o da una caduta necessaria. Letta in questo modo, la poesia diventa un calendario intimo, dove il tempo non si misura in eventi, ma in trasformazioni silenziose.

L’assenza, infatti, non viene negata. Diventa luogo abitabile. La mancanza assume una forma stabile. È nel vuoto che il soggetto impara ad ascoltare ciò che resta quando ogni presenza si arresta. In questa scelta poetica c’è una postura etica: stare, invece di riempire. Restare, invece di spiegare.

Anche la caduta viene riletta. Cadere non significa perdere il cammino, ma alleggerire il passo. Come una foglia che conosce il proprio destino, il gesto del lasciare andare non è rinuncia, ma conoscenza. La poesia, in questo senso, non offre consolazioni, ma una calma più profonda, che non è superficie, bensì tensione trattenuta.

Nelle ultime strofe, il pensiero rientra e diventa stanza. Si chiude al mondo esterno per imparare la costanza del restare. La fine non è una chiusura definitiva, ma una sospensione. Un trattenere il fiato prima del giro. Tutto si ferma, appena sfiorato, pronto a rinascere da un respiro.

Il passo del respiro è una poesia sulla soglia, sull’intervallo, su quel momento fragile e necessario in cui nulla esplode, ma tutto si prepara. Corrado Borgh firma un testo intimo e rigoroso, che invita a rallentare e ad abitare il tempo con attenzione. Non per trovare risposte, ma per imparare a stare.

Ecco la poesia:

Il passo del respiro

Il silenzio entra lento nelle stanze,
ordina il freddo dentro i pensieri,
l’anno comincia fatto di distanze
e giorni nudi, fermi, veri.

Restano appese frasi mai pronunciate,
inermi come neve sui tetti scuri,
il cuore impara attese misurate
per non spezzarsi in tempi duri.

Sotto la pelle qualcosa si muove,
un passo incerto chiede direzione,
non è coraggio, ma già commuove
questa segreta inclinazione.

La luce sbaglia strada e senza avviso
illumina il dubbio che porto dentro,
fiorisce ciò che non avevo deciso
e prende spazio, lento, al centro.

Il tempo prende corpo nei gesti pieni,
cammina accanto al mio respiro,
ogni istante pesa perché vieni
presente, vivo, e non mi tiro.

Il desiderio vibra senza voce,
resta sospeso tra due silenzi,
non chiede nulla, ma conosce
la forza fragile delle assenze.

La calma è solo pelle, superficie,
dentro ogni cosa freme e resta,
imparo a stare senza artifici
nel cuore aperto della tempesta.

L’assenza diventa luogo abitabile,
la mancanza una forma che resta,
nel vuoto ascolto ciò che è stabile
quando ogni presenza si arresta.

Le cose tornano ad avere contorni,
il tempo si fa di nuovo leggibile,
non è un ritorno dai giorni buoni,
ma un riconoscersi possibile.

Cadere non è perdere il cammino,
ma alleggerire il passo stanco,
ogni foglia conosce il suo destino
e lascia andare senza rimpianto.

Il pensiero rientra, si fa stanza,
chiude le porte al mondo esterno,
nel buio lento impara la costanza
di restare, intimo, eterno.

La fine non chiude, trattiene il fiato,
sospende il tempo prima del giro,
tutto si ferma, appena sfiorato,
pronto a rinascere da un respiro.

Corrado Borgh
Scritto daCorrado Borgh

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