
Conversazione con Romina Ludovico sulla poesia come soglia di ascolto e trasformazione
In un mondo che corre sempre più veloce, dove il rumore e la frammentazione dominano le nostre giornate, incontrare una poesia come Notte segreta di Romina Ludovico è un invito alla lentezza, al silenzio e all’introspezione. La notte, in questo componimento, non è oscurità, ma “porta socchiusa sul respiro dell’alba”. Le stelle diventano “aghi d’oro nel velluto”, e ogni ombra custodisce “un seme di luce”.
Al centro di tutto, un verso sospeso, che agisce come un cuore nascosto: “…e mentre il cielo tace il suo segreto…”. Abbiamo chiesto a Romina Ludovico di accompagnarci attraverso questo silenzio, per comprendere cosa significa abitare la poesia oggi, nel 2026.
- Nel verso “…e mentre il cielo tace il suo segreto…”, il silenzio sembra più eloquente di ogni parola. Che cos’è, per te, il segreto del cielo?
Il segreto del cielo è ciò che non possiamo possedere, ma possiamo sentire. È uno spazio di mistero e di attesa, dove ogni emozione può germogliare senza essere disturbata. Il silenzio non nasconde, ma permette all’anima di respirare. - La notte nel tuo testo non è buia, ma “una porta socchiusa sul respiro dell’alba”. Perché sceglie questa immagine?
Perché la poesia non deve chiudere, ma aprire. La notte non è un limite, è una soglia. È un invito a entrare nello spazio dove il pensiero si calma e la percezione si fa più sottile. - Le stelle diventano “aghi d’oro nel velluto”. Quanto conta per te la dimensione visiva nella poesia?
Le immagini sono il ponte tra emozione e parola. Non voglio solo descrivere: voglio far sentire. Le stelle, così, non sono astri distanti, ma punti di luce che rammendano il cuore. - Scrivi: “Ogni ombra custodisce un seme di luce”. È un pensiero spirituale o profondamente umano?
È umano. Ogni ferita, ogni mancanza, contiene un potenziale nascosto. La poesia mostra che la luce non nasce dall’assenza di dolore, ma dal modo in cui la attraversiamo. - Il tuo componimento invita a “camminare piano dentro il loro enigma”. Perché la lentezza è così importante nella tua poetica?
Perché l’enigma non si risolve correndo. La lentezza permette di abitare il mistero, di sentire ciò che sfugge alla fretta. È nella sospensione che la poesia si manifesta pienamente. - “…E mentre il cielo tace il suo segreto…” suggerisce una pausa attiva. Cosa comincia in noi durante questo silenzio?
Comincia l’ascolto autentico, quello che non giudica né spiega. Comincia la consapevolezza di essere parte di un tutto più grande, di poter trasformare la nostra fragilità in sorgente di bellezza. - La poesia può davvero insegnare ad ascoltare il silenzio?
Sì, ma non insegna con regole. La poesia invita a rallentare, a sentire il vuoto non come assenza, ma come possibilità. In quei momenti, ogni parola assume un peso, ogni respiro un senso. - In che modo la tua esperienza personale influenza la tua visione della notte e del cielo?
Crescendo a Jesi, lontana dal mare, ho sempre cercato l’immensità altrove. La notte, il cielo e il silenzio mi permettono di toccare l’infinito, di ritrovare la profondità che nel quotidiano rischia di perdersi. - Il componimento parla di strappi invisibili al cuore. Qual è il ruolo della sofferenza nella tua poesia?
La sofferenza non crea da sola, ma apre fessure dove la bellezza può entrare. È materia, non decorazione. La poesia la trasforma, la rende sopportabile e significativa. - Quando scrivi, sei guidata dalla mente o dal cuore?
Sempre dal cuore. La mente analizza e spiega, ma la poesia nasce dall’ascolto dei sentimenti più autentici, anche quando sono scomodi o contraddittori. - La frase “…e mentre il cielo tace il suo segreto…” suggerisce un dialogo con l’invisibile. Credi nella poesia come mediazione tra uomo e mondo?
Sì, la poesia è un canale che collega l’interiorità con ciò che ci circonda. Non dà risposte, ma offre spazi in cui sentirsi parte del tutto. - Il concetto di soglia ritorna spesso nei tuoi versi. Perché è così centrale?
Perché la soglia è luogo di trasformazione. Non è né dentro né fuori, ma entrambi. È lo spazio in cui la parola si carica di senso e la vita diventa percepibile nella sua pienezza. - Come descriveresti la tua poesia a chi non ti conosce?
Ferite cucite a mano. Intima, fragile, tesa. Nata da domande, non da risposte. Ogni verso è uno specchio in cui riconoscersi, anche senza spiegazioni. - Cosa significa per te essere poetessa nel 2026?
Significa resistere con dolcezza. Essere custode del tempo dentro il tempo, proteggere l’umano in un’epoca frammentata, dare valore all’ascolto. - La tua poesia sembra sempre dialogare con l’assenza. Come convivere con ciò che manca?
Trasformandola in poesia. Riempio il vuoto con immagini, suoni, sensazioni. Così l’assenza diventa presenza, dolore diventa atto creativo. - La tua scrittura è spesso metafisica ma radicata nel vissuto. Come bilanci queste due dimensioni?
Parto dal sentimento, dal concreto. La metafora nasce spontaneamente, come necessità di dare voce a ciò che non si può dire altrimenti. - Cosa ti ispira nel processo creativo?
Il movimento lento della vita: un ricordo, un gesto, una luce particolare. La poesia non è fulmine, ma nebbia che si condensa, un’osservazione paziente della realtà. - Come vivi il rapporto con chi legge?
Con gratitudine e un po’ di timore. Le parole diventano polline, e non so mai cosa fiorirà. Quando qualcuno si riconosce in un verso, so che il lavoro ha senso. - Il silenzio nella scrittura è assenza o presenza?
È presenza. È la grammatica invisibile della poesia. Ciò che non si dice pesa quanto ciò che si dice. Il silenzio dà spazio al lettore e al cuore stesso del verso. - Se il cielo potesse rivelare il suo segreto, cosa cambierebbe per noi?
Nulla e tutto. La rivelazione toglie la meraviglia. Il segreto permette di abitare il mondo con stupore, di crescere nella sospensione e nell’ascolto.
Con Notte segreta, Romina Ludovico ci mostra che la poesia è più che parola: è soglia, ascolto, resistenza.
Il verso “…e mentre il cielo tace il suo segreto…” diventa un invito a fermarsi, a percepire l’invisibile, a trasformare l’assenza in presenza e il silenzio in germoglio di luce.
In un’epoca di fretta e rumore, la poesia di Romina ci ricorda che resistere può essere dolce, che il segreto del cielo non va conquistato ma abitato, e che qualcosa di nuovo comincia sempre, anche senza clamore, anche senza risposta.
Dopo aver esplorato il pensiero e la poetica di Romina Ludovico, lasciamo ora che siano le sue parole a parlare direttamente. La poesia che segue, Notte segreta, ci invita a vivere il silenzio, a percepire la luce nascosta nelle ombre e a sentire, in ogni respiro della notte, il mistero che il cielo custodisce. Leggiamola come un invito a fermarsi, ad ascoltare e ad abitare il segreto dell’universo, insieme all’autrice.
Notte segreta
Stanotte la notte non è buia,
è una porta socchiusa sul respiro dell’alba.
Le stelle…aghi d’oro nel velluto…
rammendano strappi invisibili al cuore.
Camminiamo piano dentro il loro enigma:
ogni ombra custodisce un seme di luce.
E mentre il cielo tace il suo segreto,
qualcosa in noi comincia”.










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