
Conversazione con Romina Ludovico sulla poesia come atto d’amore, assenza e rinascita
Ci sono libri che nascono dalla tecnica e altri che sembrano nascere da una necessità interiore. Dove l’amore non ha confini, la nuova silloge poetica di Romina Ludovico, appartiene a questa seconda categoria: una raccolta che attraversa il dolore, la distanza, la maternità e l’amore come forza capace di resistere anche alle separazioni più profonde.
Dopo aver esplorato il suo universo poetico nelle precedenti conversazioni, torniamo a incontrare Romina in occasione dell’uscita del suo nuovo libro, pubblicato il 6 maggio 2026. Ne nasce un dialogo intenso, intimo e spirituale, dove la poesia continua a farsi soglia tra ciò che manca e ciò che ancora riesce a salvarci.
D. : Romina, Dove l’amore non ha confini nasce da un’esperienza molto personale. Quando hai capito che questo dolore doveva diventare poesia?
Romina Ludovico:
L’ho capito nel momento in cui il silenzio è diventato troppo pesante da attraversare da sola. La poesia non nasce per spiegare il dolore, ma per respirarlo senza esserne distrutti. Scrivere questo libro è stato il mio modo di trasformare l’assenza in una forma di presenza.
D. : Il titolo sembra contenere già una dichiarazione assoluta. Dove credi che l’amore smetta davvero di avere confini?
Romina Ludovico:
Quando non dipende più dalla vicinanza fisica. L’amore autentico continua a esistere anche nella distanza, nel silenzio, persino nella perdita. I confini appartengono ai corpi, non ai sentimenti.
D. : Il libro è dedicato alle tue figlie e al tuo compagno Christian. Come convivono, nella tua scrittura, l’amore materno e quello sentimentale?
Romina Ludovico:
Convivono come due correnti dello stesso mare. L’amore materno è radice, è sangue, è protezione assoluta. L’amore per Christian è approdo, ascolto, rinascita. Entrambi mi hanno insegnato che amare significa restare aperti anche quando si ha paura di soffrire.
D. : Nelle tue poesie l’assenza ritorna spesso. Perché senti il bisogno di attraversarla così profondamente?
Romina Ludovico:
Perché l’assenza è una delle esperienze più umane che esistano. Tutti perdiamo qualcosa, qualcuno, o persino una parte di noi stessi. La poesia mi permette di dare voce a quel vuoto senza negarlo.
D. : In che modo questo libro è diverso dalle tue raccolte precedenti?
Romina Ludovico:
È più nudo. Ho smesso di proteggermi dietro certe immagini e ho lasciato entrare maggiormente la fragilità. In queste pagine non cerco di apparire forte: cerco di essere vera.
D. : Nella prefazione, Attilio Carducci scrive che “l’esperienza umana è un colpo di martello che fa sanguinare di parole questo diamante che è il corpo spirituale del poeta”. Ti riconosci in questa visione della poesia come trasformazione del vissuto in parola?
Romina Ludovico:
Sì, profondamente. Credo che ogni esperienza lasci un segno dentro di noi, soprattutto quelle più intense o dolorose. La poesia nasce proprio da quella frattura interiore, dal tentativo di dare forma a ciò che ci attraversa. Mi riconosco nell’idea del “diamante” colpito dalla vita, perché scrivere significa accogliere quei colpi e trasformarli in qualcosa che possa parlare anche agli altri.
D. : Credi che la sofferenza renda inevitabilmente più profonda la scrittura?
Romina Ludovico:
Non necessariamente. La sofferenza, da sola, non basta. Può anche distruggere. Ma quando viene attraversata con consapevolezza, allora apre uno spazio nuovo dentro di noi. È lì che la poesia può nascere.
D. : Nel libro c’è molto spazio per il silenzio. Quanto conta ciò che non scrivi?
Romina Ludovico:
Moltissimo. Il silenzio è la parte invisibile del verso. A volte una pausa racconta più di una frase intera. Amo lasciare al lettore uno spazio da abitare con le proprie emozioni.
D. : Le tue poesie sembrano sempre sospese tra terra e cielo. Da dove nasce questa tensione verso l’infinito?
Romina Ludovico:
Dal bisogno di cercare qualcosa che vada oltre il quotidiano. Il cielo, la notte, il mare, le stelle… sono immagini che mi aiutano a sentire che esiste ancora uno spazio di mistero dentro la vita.
D. : In questo libro la maternità appare come una ferita ma anche come una forza. È stato difficile raccontarla?
Romina Ludovico:
Molto. Alcune poesie le ho scritte piangendo. Ma credo che la maternità vera non sia solo dolcezza: è anche mancanza, paura, attesa, senso di colpa. Ho voluto raccontarla senza idealizzarla.
D. : Hai mai avuto paura che una poesia così intima potesse essere fraintesa?
Romina Ludovico:
Sì, ma ho imparato che la poesia non può controllare lo sguardo degli altri. Ogni lettore incontra un testo con la propria storia. Io posso solo essere sincera.
D. : Qual è stata l’emozione dominante durante la scrittura di Dove l’amore non ha confini?
Romina Ludovico:
La nostalgia. Ma non una nostalgia sterile. Una nostalgia viva, che continua a cercare luce anche dentro il dolore.
D. : Quanto conta il ricordo nel tuo processo creativo?
Romina Ludovico:
Il ricordo è materia poetica. Non perché riproduca fedelmente il passato, ma perché lo trasforma. Ogni memoria cambia forma dentro la scrittura e diventa qualcosa di nuovo.
D. : C’è una poesia della raccolta che senti particolarmente vicina?
Romina Ludovico:
Sì, ce n’è una che parla di mani che continuano a cercarsi anche nel vuoto. Credo rappresenti perfettamente il senso del libro: l’amore come gesto che sopravvive all’assenza.
D. : Il tuo stile resta semplice, ma molto evocativo. È una scelta precisa?
Romina Ludovico:
Sì. Non voglio usare parole difficili per allontanare chi legge. La poesia deve restare accessibile emotivamente. La semplicità, quando è autentica, può essere profondissima.
D. : Che ruolo ha Christian nel tuo equilibrio umano e artistico?
Romina Ludovico:
Mi ha insegnato che si può essere accolti senza dover spiegare ogni ferita. La sua presenza mi ha ricordato che l’amore non salva dal dolore, ma può renderlo meno freddo.
D. : Le tue poesie sembrano chiedere al lettore di rallentare. È una forma di resistenza?
Romina Ludovico:
Assolutamente sì. Viviamo in un tempo che consuma tutto troppo velocemente, anche le emozioni. La poesia invece chiede ascolto, lentezza, presenza. È una resistenza dolce contro la superficialità.
D. : Cosa speri trovino i lettori dentro questo libro?
Romina Ludovico:
Non risposte. Spero trovino uno spazio dove sentirsi meno soli. Se anche una sola persona si riconoscerà in un verso, allora questo libro avrà compiuto il suo viaggio.
D. : Se dovessi descrivere questa silloge con un’unica immagine, quale sceglieresti?
Romina Ludovico:
Una finestra accesa nella notte. Perché anche nel buio più profondo esiste sempre una luce che continua ad aspettarci.
D. : Oggi, nel 2026, cosa significa per te continuare a scrivere poesia?
Romina Ludovico:
Significa custodire l’umano. Continuare a credere che la fragilità non sia una debolezza ma una forma di verità. E significa ricordare, ogni giorno, che l’amore può attraversare qualsiasi distanza senza smettere di esistere.
Con Dove l’amore non ha confini, Romina Ludovico consegna ai lettori una poesia che non cerca effetti, ma verità. Una scrittura che attraversa il dolore senza trasformarlo in spettacolo, che abita il silenzio senza paura e che continua a cercare, anche nelle assenze più profonde, una possibilità di luce.
Le sue parole ci ricordano che amare significa restare aperti, persino quando la vita ci separa da ciò che abbiamo di più caro. E che forse la poesia serve proprio a questo: a dare voce a ciò che non può essere trattenuto, ma che continua, ostinatamente, a vivere dentro di noi.










❤️❤️❤️❤️❤️❤️ Grazie grande maestro d’arte